Cronaca
21 Marzo 2013
Il pm chiede l’incriminazione di tre professionisti sentiti come testimoni. Chiesti 4 anni e mezzo per Passerini, geometra del Comune

Colpo di scena a Mazzettopoli

di Redazione | 3 min

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admin-ajax (7)Da vittime e testimoni di episodi di concussione a possibili complici in un sistema corruttivo. È questo l’ultimo colpo di scena nel processo “Mazzettopoli”, che in fase di discussione ha visto la lunga requisitoria del pm Patrizia Castaldini terminare con la richiesta di condanne a 4 anni e 6 mesi per il geometra del Comune di Ferrara  Ivan Passerini (alla sbarra per concussione) e 2 anni per il geometra privato Marco Gulinelli (corruzione). Ma non solo. La pubblica accusa ha chiamato in causa ai fini della responsabilità anche tre dei testimoni ascoltati nelle precedenti udienze. Si tratta dei geometri Antonio Zucchini, Gianni Caleffi e Moreno Ravani, che potrebbero rischiare, se il giudice collegiale accoglierà la proposta del pm, una incriminazione per corruzione.

Nel corso del dibattimento sono emersi infatti, tra l’imbarazzo generale, i rapporti che legavano chi subiva e chi sfruttava il sistema messo in piedi – secondo le ricostruzioni della procura – da alcuni tecnici comunali addetti alle pratiche edilizie, che “rendono oggettivamente impossibile – secondo Patrizia Castaldini – pensare che chi pagava i geometri del Comune fosse costretto a farlo”. Un sistema nel quale “come ha confermato il geometra Gardenghi (già condannato a 3 anni e 4 mesi, ndr), erano richieste dai tecnici comunali delle somme di denaro per sveltire le pratiche (“per innaffiare i fiori” come un teste sentì dire da Gardenghi), che in caso di mancato pagamento sarebbero state rallentate. Si metteva una pratica sopra l’altra, e chi non pagava restava sotto”. A far esplodere il caso fu la denuncia dal geometra rodigino Pizzolato, che si recò al comando dei carabinieri per segnalare la situazione. Era l’agosto del 2007.

Diverso invece il comportamento di vari geometri ferraresi, a cui secondo la procura “faceva comodo mantenere un sistema che lasciava tutti tranquilli”, vittime e artefici della concussione. È il caso, secondo la pubblica accusa di Gianni Caleffi, di Antonio Zucchini (che per cinque anni a suo dire pagò mazzette a Gardenghi prima e a Passerini senza denunciarli perché temeva per il suo lavoro, salvo poi venir ritratto insieme a loro nelle foto delle gare di pesca e sulle piste da sci la domenica – vai all’articolo) e Moreno Ravani (costretto a pagare per lo “stato di sudditanza” nei confronti di Passerini, con cui passava però feste e cene e dal quale si fece aiutare per ristrutturare casa – vai all’articolo). Proprio questi strani rapporti fanno ipotizzare al pm una riqualificazione per alcuni capi di imputazione di Passerini. In poche parole la vittima diventa complice, e il reato che così si delinea – corruzione – prevede due colpevoli, corrotto e corruttore.

È proprio su questo concetto che ha insistito nella sua arringa l’avvocato Beniamino Del Mercato, che rappresenta il Comune di Ferrara, parte civile. “La società civile in questo caso è la corruttrice – sentenzia il penalista -. I fatti di cui si parla vanno dal 2003 al 2008 e non si può costringere qualcuno a continuare a pagare per cinque anni, se non puntandogli contro una pistola, quando basta andare a sporgere denuncia ai carabinieri. L’accordo quindi esiste ed è sostanzialmente paritario, perché tutti accettavano il sistema e volevano stare tranquilli”.

Il pm ha quindi rivolto le proprie richieste al giudice collegiale: 4 anni e sei mesi a Passerini, con capi d’accusa che comprendono concussione, corruzione e abuso d’ufficio, e 2 anni per Gulinelli per corruzione (per un assegno di 750 euro versato a fine luglio 2007 a Raffaele Turatti, altro geometra del Comune condannato a 2 anni e 8 mesi in primo grado). Una richiesta ritenuta “spropositata” dall’avvocato Costantino, che lamenta “una richiesta di condanna fatta sulla base della testimonianza di una persona che dovrebbe comparire come imputato”. La parte civile ha richiesto una provvisionale di 30 mila euro, il rimborso per le spese processuali e per la difesa, oltre al riconoscimento dei danni (d’immagine e gestionali) da liquidare in sede civile.

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