Cronaca
9 Novembre 2011
Parla un geometra privato: “Succube di Passerini”. Ma ci usciva a cena

Mazzettopoli, i geometri si rivolsero all’Ordine

di Marco Zavagli | 2 min

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Testimonianze particolari al processo Mazzettopoli. Tanto particolari da far perdere la pazienza ai giudici. Al banco dei testimoni è stato chiamato Moreno Ravani, geometra privato che dal 2003 al 2007 avrebbe affidato 15 pratiche a Ivan Passerini.

Passerini è il geometra del Comune di Ferrara, difeso dall’avvocato Massimo Bissi, imputato di concussione per aver intascato mini-tangenti per ogni pratica edilizia che seguiva. Con lui alla sbarra c’è Marco Gulinelli, geometra libero professionista, assistito dall’avvocato Irene Costantino, accusato di corruzione per un assegno che doveva facilitare il parere tecnico positivo per un progetto.

Il teste racconta che pochi giorni dopo che i carabinieri misero le manette ai polsi di Gardenghi (il geometra comunale il cui arresto, nell’agosto del 2007, diede il via all’inchiesta), lui e altri geometri (“15 o 16”), tutti “clienti” di Gardenghi, chiesero un incontro con il presidente dell’ordine professionale per esporre la situazione in cui si erano venuti a trovare. Che non si trattasse di una riunione normale lo sottolinea anche il presidente del collegio, il giudice Diego Matellini, che chiede al teste per quale motivo, di circa mille geometri praticanti in provincia di Ferrara solo loro avessero bisogno di parlare con l’Ordine e, soprattutto, perché non fecero il nome di Passerini ma solo quello di Gardenghi (il presidente dell’Ordine, per inciso, dirà che si riserverà l’eventuale adozione di provvedimenti nei confronti dei mazzettari al termine del relativo processo).

Gardenghi torna anche nella testimonianza resa in fase di indagini proprio da Ravani (che dice di non ricordare ma che gli viene contestata dalla difesa): gli mostrò due liste. Una con gli imprenditori normali, le cui pratiche andavano a rilento e una con i suoi “protetti”, che invece viaggiavano spediti.

Quanto all’imputato, Ravani descrive come “stato di sudditanza” il suo rapporto con Passerini. Ma non lo ha mai denunciato. “Perché avevo paura per il mio lavoro”. La sudditanza, secondo Ravani, giustificherebbe anche le foto che lo ritraggono a cene in compagnia di Passerini e di altri geometri. Lo stesso vale per l’aiuto che lo stesso Passerini gli diede per ristrutturare casa, aiuto che peraltro non ricordava. Tocca quindi nuovamente a Matellini richiamarlo per ricordargli che “omissione e reticenza possono configurare il reato di falsa testimonianza”.

“Siamo di fronte ad atteggiamenti anormali sui quali non dubitiamo che il tribunale vorrà fare approfondimenti”, commenta a margine dell’udienza l’avvocato Bissi, che si ritiene “abbastanza soddisfatto dell’udienza: stanno emergendo verità processuali che ci dicono che non siamo di fronte a soggetti che subiscono soprusi e li denunciano, ma a soggetti che approfittano di una situazione a scapito dei colleghi”.

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