La grande accusatrice finisce per accusare anche se stessa. L’ingegner Maria Amoruso, 42 anni, funzionaria del settore Lavori pubblici del Comune di Ferrara, da testimone chiave nel processo Appaltopoli diventa indagata. Le sue dichiarazioni, rese ieri nel corso di un lungo esame davanti al tribunale collegiale di Ferrara, hanno finito per ritorcersi contro di lei.
La teste aveva spiegato quello che più volte aveva ribadito in fase di indagini preliminari alla pm Patrizia Castaldini. “Il mio ruolo era quello di progettista e direttrice dei lavori”. Nel marzo del 2005 le venne affidato l’incarico di curare i progetti circoscrizionali, tra cui i 28 appalti contestati ai dodici imputati (Enrico Pocaterra, dirigente dell’assessorato ai Lavori pubblici, e dodici imprenditori edili, tutti imputati per turbativa d’asta).
Le prime avvisaglie di quello che poteva diventare il classico effetto boomerang si erano avute già in tarda mattinata quando, su sollecitazione dell’avvocato della difesa Massimo Bissi, il giudice Caruso ha chiesto alla testimone di ritirarsi. In aula le parti doveva confrontarsi sulle sue ultime parole: “l’ingegner Pocaterra mi consegnò un diagramma, nel quale erano segnati con uno “zero” gli imprenditori invitati alle gare e con un “uno” quelli che avrebbero dovuto vincere”. Lei eseguì, “per timore di non mantenere il mio posto di lavoro”. In sostanza, la funzionaria diede esecuzione a un atto contrario alla legge, dal momento che lei stessa ha confermato di aver intuito la materia illecita di cui si trattava.
Il giudice ha scelto in un primo momento di proseguire, non rilevando la volontarietà in quel comportamento da “passacarte” che eseguiva semplicemente degli ordini del suo superiore. L’esame è quindi proseguito. Ma solo per poco. Quando Maria Amoroso ha parlato dell’appalto di via Chizzolini, le cose si sono ulteriormente complicate. La teste si era trovata nelle condizioni di dover rimediare a un appalto che ha avuto l’esito sbagliando e doveva fare in modo che il vincitore predestinato ottenesse quanto pattuito. Cercò invano Pocaterra e, non trovandolo, e nonostante il parere contrario della stessa segretaria di Pocaterra, aprì la busta e cambiò il verbale.
Qui la teste è stata interrotta dal giudice che l’ha dovuta incriminare per reato connesso e sospendere l’udienza, rinviata al 6 dicembre. Alla prossima sarà la stessa Amoroso, assistita da un avvocato, a decidere se avvalersi o meno della facoltà di non rispondere.
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