Mer 18 Mag 2022 - 1179 visite
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Luciano Soressi, una meraviglia per tante generazioni calcistiche

Luciano Soressi, che meraviglia è stato per tante generazioni calcistiche.

Allenatore, di quelli che lasciano un’impronta nella vita.

Un mito in tutto il Copparese…

Giocò nelle giovanili dell’Inter, mister della Copparese per anni, fondò insieme ad altri dirigenti lo Sporting Cesta.

Potrei raccontare alcuni aneddoti personali che farebbero riflettere le nuove leve, ma era un altro calcio: era poesia, passione e fascino.

Parto dal Cesta, paesino tra ponte San Pietro e Coccanile, uno che non conosce la storia si potrebbe anche mettere a ridere.

Infatti alcuni amici di Copparo ci sfottevano, ma smettevano di ridere quando li incontravamo nei campi, perché le squadre di Soressi erano veramente forti.

Inizio anni 80, dopo aver giocato nella mitica INVICTA Copparo vengo notato da alcuni dirigenti dell’Audax, che insieme al Portamare e Olimpia erano squadre satelliti della S.P.A.L.

A 11 anni gioco e vinco il Paolo Mazza e il provinciale Esordienti contro il Magnavacca (Porto Garibaldi); la mia caratteristica principale era il lancio lungo, facevo un ruolo che ora non esiste più, il Libero.

In quella squadra, escluso me e l’altro centrale, avrebbero fatto quasi tutti una sorta di carriera calcistica e ve lo dimostro facendo alcuni nomi: Mongardi, fortissimo sinistro, figlio di Lucio, Cervone, ottimo centrocampista, Tezzon, portiere che assomigliava a John Travolta, devo dire che era bravo altrimenti mi becco ancora delle noci, Mamini, mai più visto nulla del genere a centrocampo, Dino Ricchieri che sembrava Donadoni in fascia, poi Furla a sinistra e Stabellini a destra, centrali, io e Bonsi. Il problema maggiore per gli avversari era rappresentato da Diego Grassi in attacco, ricordo un anno con la cifra 65, se non di più, goal!!!

Finita l’esperienza a Ferrara andai a giocare con lo Sporting Cesta, neonata squadra nella quale militavano tanti miei amici di Copparo.

Mi sono sempre chiesto perché non avessimo giocato nella Copparese, ma la Copparese in quegli anni faceva altre scelte, preferiva andare a prelevare giovani di Ferrara.

Al primo allenamento incontrai Luciano (Ciano) Soressi, mi fece subito capire che non esisteva la storia che chi arrivava da Ferrara era meglio degli altri, lo capii immediatamente.

“Ferma, ferma” in dialetto Piacentino, perché era originario di Piacenza, ci insegnò un altro tipo di calcio, il calcio totale, stile Olanda anni 70.

Squadre corte, fuorigioco e tanto altro.

Non so se sia vero, ma correva voce che Arrigo Sacchi vide una delle sue squadre giocare e da lì cominciò a trionfare.

Era molto meglio non farlo alterare, per questo lo ascoltavamo con attenzione.

L’importanza della cura del piede, scarpe sempre pulite, asciugatura capelli fondamentale per non beccarsi una broncopolmonite (si diceva che lui da ragazzo l’avesse presa e per questo non riuscì a fare carriera).

Cominciai a lavorare che avevo 14 anni, per cui non potevo allenarmi con i miei pari età, il Martedì e il Giovedì veniva a prendermi alla sera per portarmi a Fiesso Umbertiano, la squadra di Prima categoria (poi promessa in promozione) che dirigeva nel frattempo.

Mi allenavo, facevo il doppio della fatica e alla fine ero come nuovo, non ho mai più sostenuto allenamenti del genere.

Le sue squadre erano come la canzone degli 883, la dura legge del goal, che dice più o meno così:

“È la dura legge del gol

Gli altri segneranno però

Che spettacolo quando giochiamo noi

Non molliamo mai

Loro stanno chiusi ma

Cosa importa chi vincerà

Perché in fondo lo squadrone siamo noi

Lo squadrone siamo noi”

La saluto Mister, non le ho mai dato del tu, la ringrazio per quello che ha fatto, non solo in ambito calcistico, per tanti giovani e tanti calciatori che in quegli anni hanno avuto la fortuna di incontrarlo.

“Su, su la squadra” lo dovevo urlare forte, con decisione, perché gli altri mi seguissero, me lo diceva lei, io ci provavo e a volte ci riuscivo anche, la saluto Soressi, e la ringrazio con tutto il cuore.

Un abbraccio a Thomas e a Willy…

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