La Corte d’Assise del tribunale di Ferrara ha condannato a 28 anni – in primo grado – Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano, finiti a processo per l’omicidio volontario aggravato del 43enne Davide Buzzi, avvenuto all’interno del locale Big Town di via Bologna durante la nottata del 1º settembre 2023, e per quello tentato del 23enne Lorenzo Piccinini, il giovane che era insieme a lui, rimasto ferito in maniera grave, durante le violente fasi della ‘mattanza‘.
Per entrambi, la sentenza – pronunciata dalla presidente Piera Tassoni poco dopo le 13 di mercoledì 4 marzo – ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante della crudeltà, inizialmente contestata dalla Procura, senza però applicare l’attenuante della provocazione come invece richiesto dagli avvocati Stefano Scafidi, Giulia Zerpelloni e Michele Ciaccia, legali difensori dei due imputati, per cui avevano domandato l’assoluzione da tutte le accuse.
Diversamente, al termine della propria requisitoria, la Procura di Ferrara – pm titolare del fascicolo di indagine è la dottoressa Barbara Cavallo – aveva chiesto la condanna per entrambi a 24 anni, valutando un bilanciamento tra alcune attenuanti specifiche e l’aggravante, definendo “comprensibile sul piano umano, ma purtroppo non su quello giuridico” la reazione dei Di Gaetano, tale da trasformare il bar Big Town in un “teatro di morte, orrore e distruzione”.
La decisione è arrivata dopo quasi tre ore di camera di consiglio. Ad attenderla, oltre ai due imputati – sempre presenti e sostenuti, come durante ogni udienza, dai loro familiari – c’era anche Natalino Buzzi, padre della vittima, tornato in tribunale dopo la decisione, risalente ad alcuni mesi fa, di non seguire più personalmente il processo, delegando la compagna a rappresentarlo in aula. Presente – come da inizio dibattimento – anche uno schieramento di polizia e carabinieri.
Ad aprire la mattinata sono state le repliche delle parti in merito alla contestazione – poi riconosciuta – del concorso nell’omicidio volontario di Giuseppe Di Gaetano. A seguire, le dichiarazioni spontanee del figlio, Vito Mauro, che, non senza difficoltà, ha parlato nuovamente (lo aveva fatto all’udienza del 30 gennaio 2025, ndr) alla Corte e ai familiari delle persone offese, chiedendo ancora una volta scusa. Una scelta che non è stata accolta con favore dal padre di Buzzi, uscito dall’aula senza ascoltare.
Poi la sentenza e la condanna a 28 anni per entrambi tra le lacrime. Da una parte quelle della famiglia Buzzi, soddisfatta per la decisione della Corte d’Assise, dall’altra quelle della famiglia Di Gaetano, stretta nel silenzio attorno ai propri cari dopo il verdetto.
Per Vito Mauro Di Gaetano, inoltre, l’avvocato Michele Ciaccia aveva avanzato istanza di sostituzione della misura di custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, ottenendo il parere favorevole della pm Cavallo, che aveva ritenuto la misura alternativa idonea a contenere le specifiche esigenze cautelari. Non è stata dello stesso avviso la Corte, che ha respinto la richiesta, disponendo così la permanenza in carcere del titolare del locale di via Bologna, ristretto all’Arginone.
Il fatto ricostruito dalle carte della Procura
Il fatto al centro del procedimento risale alla nottata del 1° settembre 2023, ma già qualche giorno prima, il 25 agosto, secondo la ricostruzione avanzata gli inquirenti, Buzzi aveva minacciato e picchiato il proprietario del Big Town intimandogli di pagare il ‘pizzo’ entro il 25 settembre se non avesse voluto che il suo locale andasse a fuoco. Lo riteneva responsabile dell’arrivo in ritardo dei soccorsi per il suo ‘figliastro‘, il 19enne Edoardo Bovini, che morì nella notte tra il 12 e il 13 agosto proprio davanti al bar, a seguito di un malore che accusò dopo aver assunto letalmente cocaina mentre soffriva già di una patologia cardiaca.
La sera del 1° settembre quindi, insieme a Piccinini, cugino di Bovini, Davide Buzzi si presentò con una tanica di benzina nel locale, appoggiandola sul bancone con intenzioni minatorie. Giuseppe Di Gaetano, che aveva chiesto spiegazioni di quanto stesse succedendo, sarebbe stato successivamente picchiato violentemente dai due: il 43enne avrebbe dato gomitate, pugni e calci all’anziano, facendolo cadere a terra due volte, mentre il giovane che era con lui, nell’ordinargli di uscire dal bar con arroganza, lo aveva colpito a sua volta dandogli una serie di calci e poi lanciandogli addosso anche una bottiglia di vetro.
I due però non riuscirono nel loro intento a causa del comportamento di Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano, che reagirono e si scagliarono su Buzzi e Piccinini, uccidendo il primo e ferendo gravemente il secondo.
Secondo l’impianto accusatorio infatti, ‘armato‘ con varie bottiglie di liquore e con una chiave inglese, Mauro Di Gaetano aveva colpito inizialmente in testa Buzzi che poi, una volta inginocchiatosi, era stato ferito numerose volte in faccia e sul corpo da Giuseppe Di Gaetano, mentre quest’ultimo impugnava un coltello a serramanico da circa dieci centimetri di lama. Successivamente, dopo aver ricevuto un altro colpo di bottiglia alla testa, sempre secondo la ricostruzione della Procura, il 43enne, barcollante, aveva cercato di appoggiarsi al bancone del bar, quando fu raggiunto ancora dal proprietario del locale che, con un lucchetto da circa un chilo tra le mani, gli aveva rifilato tra i 37 e i 38 colpi alla testa, la maggior parte dei quali inferti dopo che la vittima era già caduta a terra, sdraiata sul pavimento, fino al momento della morte per soffocamento provocato dal suo stesso sangue.
La chiave inglese, le bottiglie di liquore e il lucchetto, stando al quadro ricostruito dagli inquirenti, Mauro Di Gaetano li aveva usati anche per farsi giustizia privata con Lorenzo Piccinini, accoltellato in un secondo momento da Giuseppe Di Gaetano a tal punto da rischiare di perdere la vita. Se non fosse che, fortunatamente, i fendenti inferti su di lui non andarono a compromettere gli organi vitali, anche grazie – e soprattutto – alla tempestività dei soccorsi che, allertati dal titolare del bar su minaccia di Buzzi, pochi minuti prima che questo venisse aggredito in maniera letale, ricoprirono un ruolo fondamentale nel salvargli miracolosamente la pelle.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.