Gio 21 Apr 2022 - 2246 visite
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Poliziotto obiettore di coscienza, Fabbri non si dà per vinto: “Il Comune farà ricorso in appello”

Il sindaco torna sulle parole di Zagatti (Cgil) senza risparmiare l'agente: "Forse si credeva che Ferrara fosse una delle poche 'isole felici' d’Italia, in cui la Polizia Locale potesse solo fare multe ai cittadini"

Dopo l’ordinanza del tribunale del lavoro di Ferrara, che ha condannato l’amministrazione comunale per condotta discriminatoria e illegittima nei confronti di un agente di Polizia Locale obiettore di coscienza e delle dipendenti del Corpo, il sindaco Alan Fabbri non si dà per vinto e annuncia che il Comune farà ricorso in appello.

La decisione dell’amministrazione viene annunciata nel mezzo di una replica alle parole di Cristiano Zagatti, segretario generale di Cgil Ferrara, che lo stesso primo cittadino definisce, in un post pubblicato sulla propria pagina istituzionale Facebook, come “l’ennesima mossa politica di un’organizzazione ben collaudata“, senza risparmiarsi qualche frecciatina diretta nei confronti della scelta dell’agente di non impugnare le armi.

“Mi dicono sia un grande lavoratore, ma le armi per principio ideologico – afferma il sindaco – proprio non vuole averle. Bisogna tener presente però che solo chi fa servizio esterno può godere di un’indennità pari a 9 euro al giorno, mentre chi è in ufficio no. Lui chiede lo stesso trattamento di chi è fuori a rischiare anche la pelle. Questo è giusto secondo voi? Per me no. Spero di poterlo almeno dire”. Ricordiamo, però, ed è uno dei fulcri della causa, che l’agente già svolgeva servizio esterno e che solo dopo la modifica del regolamento è stato unilateralmente spostato ad altre mansioni ‘d’ufficio’, perdendo l’indennità.  

Fabbri aggiunge: “Poi si passa, addirittura, alla condanna per discriminazione verso le donne non chiamate alla leva obbligatoria, e che quindi non hanno avuto occasione di esprimere obiezione di coscienza in materia di porto delle armi. In pratica tutte quelle che hanno partecipato ai concorsi precedenti al 2010, momento in cui fu inserita la possibilità dell’utilizzo delle armi. Sono 54, e adesso per disposizione del giudice si dovranno sentire singolarmente”.

“Questo potrebbe essere pericolosissimo non solo per Ferrara, ma per tutti i corpi di Polizia Locale d’Italia, perché tanti potrebbero far leva sull’obiezione di coscienza mettendo in crisi tutto il sistema”, mette in guardia il primo cittadino, che poi torna ad attaccare la Cgil, definendo come “un’altra fondamentale occasione di visibilità” la decisione di portare il Comune in tribunale, dopo “la memorabile battaglia sui buoni pasto ai dipendenti in smart-working durante il periodo di pandemia, mentre la nazione e le aziende collassavano”.

“Come mai la Cgil provinciale ferrarese non si è mai esposta contro l’armamento di Comuni da sempre governati dal suo Partito Democratico? Parlo di Argenta ad esempio. Oppure Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ravenna, città in cui la Polizia Locale è armata dal dopoguerra? Lì va sempre tutto bene” afferma Fabbri.

“Il Pd ferrarese – prosegue – ha sempre cambiato idea sul quarto turno della Polizia Locale, per cui è fondamentale che gli agenti siano armati. Ci sono dichiarazioni dell’ ex-sindaco Tagliani, contrarie, e dell’ex-assessore alla sicurezza Aldo Modonesi, prima contrarie, poi favorevoli dopo essersi accorto del campo di battaglia creatosi in Gad”.

Secondo il sindaco, questa ordinanza “crea un enorme precedente sul diritto all’obiezione di coscienza, che posso pur comprendere se rivendicato in campo medico, in luoghi di sperimentazione animale o in quello militare nel periodo della leva obbligatoria. Ma non da chi scientemente sceglie un lavoro per cui è ovvio che ci si possa ritrovare nelle condizioni di doversi difendere o di proteggere un cittadino“.

“Personalmente – rincara la dose, rivolgendosi di nuovo all’agente – mi chiedo cosa possa spingere un obiettore di coscienza a partecipare a concorsi di lavori che operano nel settore della sicurezza e che quindi implicano un fattore di rischio. È evidente che per loro sia necessario il porto d’armi. Forse perché si credeva che Ferrara fosse una delle poche ‘isole felici’ d’Italia, in cui la Polizia Locale potesse solo fare multe ai cittadini. Per noi quelle uniformi hanno una dignità e per questo motivo devono essere uguali a tutte le altre della penisola. I nostri orientamenti infatti vanno tutti in quella direzione”.

In realtà, il provvedimento della giudice Alessandra De Curtis evidenzia come “non sia condivisibile l’assunto secondo cui lo status di obiettore di coscienza sia sempre incompatibile con l’appartenenza al Corpo di Polizia Locale” ma “lo diviene solo se lo stabilisce il regolamento” che, all’epoca dell’assunzione del poliziotto locale (siamo nel 2005, ndr), appunto non prevedeva l’obbligo di armamento, essendo entrato in vigore nel 2020.

A ciò, l’ordinanza aggiunge che “l’introduzione del porto continuativo dell’arma, sia in attività esterne sia in attività interne, e della regole della incompatibilità dello status di obiettore, non può essere imposto con effetti retroattivi nei confronti del personale” e quindi nemmeno il nuovo regolamento di Polizia Locale adottato dalla giunta Fabbri può costringere il vigile a un “obbligo che all’epoca [della sua entrata nel Corpo] non esisteva e che ora è invece in grado di toccare, almeno potenzialmente, il nucleo profondo dei suoi convincimenti etici e religiosi”.

In secondo luogo, il giudice evidenzia anche come la polizia municipale “non rientri automaticamente nel novero delle forze di polizia” come lo sono i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza, e di conseguenza, per molti altri servizi in esterna, come quelli di polizia annonaria e commerciale a tutela del consumatore, di polizia tributaria e di polizia amministrativa edilizia, l’utilizzo delle arminon è considerato obbligatorio“.

In tal senso, dal dispositivo è facilmente intuibile come lo stato di obiettore di coscienza non sia “ostativo alla permanenza nel Corpo di Polizia Locale e, quando anche fosse ritenuta legittima la scelta discrezionale dell’ente (il Comune, ndr) di stabilire l’incompatibilità dello status di obiettore con l’appartenenza al Corpo, tale statuizione non può che valere per il futuro e non per il personale assunto attraverso concorsi nei quali non era stata prevista alcuna limitazione in tal senso” come nel caso del poliziotto in questione.

In conclusione, Fabbri torna ad attaccare nuovamente il sindacato di piazza Verdi: “Credo che l’enorme sfiducia dei cittadini verso alcuni sindacati, come la Cgil, sia provocata proprio da questo atteggiamento difensivo solo nei confronti degli intoccabili. E mai verso i precari o chi un lavoro non riesce neppure ad ottenerlo. Inutile dirvi come sarebbe finita nel settore privato questa vicenda. Ma siamo nel pubblico e le cose sono un po’ più complicate. Comunque Zagatti forse non lo sa, perché chiuso nel palazzo della Cgil, ma Ferrara sconta un’eredità pesantissima in tema sicurezza, e noi non vogliamo disarmare la polizia lasciando armati i delinquenti“.

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