Oltre 40 casi di green pass ottenuto senza vaccinazione, o meglio simulando la vaccinazione. A volte il medico faceva solo finta di iniettare il siero con la siringa, altre volte iniettava una soluzione idrosalina, o addirittura acqua. E questo dietro il compenso di 20 o 50 euro.
I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Ferrara stanno eseguendo un provvedimento del gipdel Tribunale di Ferrara con cui sono state disposte tre misure cautelari nei confronti di due medici di medicina generale e di una collaboratrice di uno dei due professionisti.
I tre sono ritenuti responsabili di aver simulato la somministrazione del vaccino anti Covid-19 e di aver rilasciato false certificazioni di esenzione per patologie inesistenti, dietro compenso di denaro.
I tre indagati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di falsità ideologica, corruzione, peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Il giudice per le indagini preliminari, accogliendo la richiesta della Procura basata sulla ricostruzione dei fatti accertati dalle fiamme gialle ferraresi, ha motivato la misura cautelare per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, del pericolo di reiterazione dei fatti e di inquinamento delle prove.
Le indagini svolte dai militari del Nucleo di polizia economica finanziaria – coordinate dalla Procura – sono state avviate a dicembre, dopo che era stato notato che i due medici, nel giro di pochi mesi, già a partire da aprile 2021, avevano registrato un incremento anomalo di pazienti, con 848 nuovi assistiti, dei quali 51 provenienti fuori provincia e regione. Ben 548 nuovi pazienti sono stati vaccinati nei 14 giorni successivi dopo il cambio del medico. L’analisi eseguita con la collaborazione dell’AUsl di Ferrara, non ha evidenziato particolari circostanze che potessero giustificare un numero così alto di trasmigrazioni di pazienti, solo in pochi casi riconducibili alla cessazione dall’incarico di altri medici di medicina generale.
Sono 42 i casi di corruzione accertati secondo la GdF. Le attività investigative, eseguite con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di ricostruire il modus operandi dei medici indagati che dietro compenso di 20 o 50 euro, attestavano di avere eseguito la vaccinazione mai avvenuta, talvolta simulando solo con l’inserimento dell’ago della siringa nella pelle dell’assistito, altre volte iniettando una soluzione idrosalina, o addirittura acqua.
In altri casi il vaccino veniva reso deliberatamente inefficace con operazioni di ricongelamento e di scongelamento. Le immagini acquisite dai finanzieri del Nucleo Pef evidenziano, inoltre, come in diversi casi la stessa siringa inserita nel braccio dell’assistito venisse riutilizzata più volte, su altri pazienti, anche minorenni, in dispregio delle più elementari norme di igiene.
Fra i pazienti degli studi medici al centro dell’indagine ci sono anche appartenenti alle forze dell’ordine, militari, infermieri, insegnanti, tutte categorie soggette all’obbligo vaccinale, oltre a sacerdoti, pensionati, liberi professionisti, commercianti e studenti.
Finora sono stati accertati 157 casi di false inoculazioni che hanno permesso ad altrettanti pazienti di ottenere il “green pass”.
L’indagine, denominata “Red Pass”, si inserisce nella generale azione della Guardia di Finanza a presidio della legalità economico-finanziaria e al contrasto di quegli illeciti più gravi e insidiosi che, come in questo caso, possono essere anche un grave rischio per la salute pubblica.
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