Mar 18 Gen 2022 - 974 visite
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“La Vciàda”

Maurizio Musacchi con il suo libro

Carissimi appassionati di dialetto ferrarese. Ecco per voi una novità nello spazio che mi concede da anni Estense.com. Questa volta provo a proporvi filmati e relativi testi de “La Vciàda”. Ve ne erudisce abbondantemente, qui sotto, Floriana Guidetti. (Commento tratto dal libro “VOCI DEL GERGO FERRARESE”, che abbiamo scritto insieme e contiene tutti i testi dell’originale “Vciàda”). Mi auspico abbiate la pazienza di vedere tutti i filmati. Ve li dovrò proporre a puntate, in quanto si trattava d’uno spettacolo lungo quasi due ore. Troverete tanti visi noti delle Compagnie: “Straferrara” “I Ragazìt da ‘na volta” e pure alcuni amici, attori dilettanti che parteciparono a quella grande festa-ricordo di antiche tradizioni ferraresi. In questo frammento iniziale che propongo, appaiono: Antonietta Mazzanti, Daniele Finotti presentatori e Rossana “Cici” Spadoni, direttrice del coro; autentiche colonne della storica Compagnia Teatrale “Straferrara”. Il monologo introduttivo, è recitato dal grande, compianto, Alberto Ridolfi, professore, poeta, attore e anima de “I Ragazìt da ‘na vòlta”.      

Buona visione e lettura.  Maurizio.

STORIE DELLE TRADIZIONI CONTADINE

LA VCIÀDA

Commento di Floriana Guidetti.

La vciàda” o “andàr iη vècia” era una forma di spettacolo itinerante che un gruppo di uomini, con vestiti di recupero e interpretando anche la parte femminile della vècia, andava un tempo a portare nelle case dei contadini, per offrire momenti di divertimento e avere in cambio dei generi alimentari, prevalentemente carni di maiale, macellato da poco. Era infatti gennaio il mese usualmente scelto per queste rappresentazioni, quando non c’era lavoro da fare nei campi e i contadini avevano scorte sufficienti per fare omaggio di qualche cotechino o fette di pancetta da infilare in quell’apposito punteruolo di legno detto spròch, dando origine al detto ùηźar al spròch, nel senso originario di ripagare per quanto ottenuto o, più spesso in seguito, di offrire un anticipato compenso in cambio di un favore o per acquisire l’opportunità di qualche privilegio.

Il testo originale giunto fino a noi, di autore anonimo, si basa su vicende e personaggi fissi (al vcióη, la vècia, al dutór, al cavadént, Sant’Antòni, al prèt e al ciarghìη, personaggi di vari mestieri ecc.) ed è corredato da diverse ‘cante’, ma ogni gruppo di interpreti ha apportato nel tempo le proprie aggiunte o modifiche al canovaccio, con estemporanee improvvisazioni, proprio come nella commedia dell’arte. Talvolta fanno sorridere i doppi sensi e le battute un po’ osé, tipiche della gente semplice cui erano rivolte.

Di solito era presente uno con la fisarmonica, che spesso aveva imparato a suonare a urécia, ‘a orecchio’, senza conoscere la musica. 

Ricordiamo in epoca recente una rappresentazione a Coronella, con le elaborazioni dei testi a cura di ‘Tujàη’, Vittoriano Occhiali, mentre l’edizione della quale si riporta qui il testo completo è stata portata in scena alcuni anni fa alla Rivana, dalla compagnia “Briciole di Teatro”, con elaborazioni e inserimento di qualche nuovo brano a cura dei componenti del gruppo, tra i quali ci fa piacere ricordare Alberto Ridolfi, Luciano Basaglia, Bruno Pirani e Roberto Pavani, attuale presidente del Tréb dal tridèl, che avevano provveduto ad inserire anche parodie e riferimenti a personaggi e fatti attuali.

Non si può dimenticare Cicci Rossana Spadoni, che ha sempre diretto magistralmente il Coro della Rivana, al quale in questa occasione era stato affidato il compito di interpretare le Cante di accompagnamento.

Fortunatamente è stato possibile riprodurre in un video “La Vciàda” presentata alla Rivana, per poter lasciare così un’ulteriore testimonianza di questa antica tradizione contadina.(In realtà, questa è versione rappresentata a Voghiera (Fe), nell’ambito di una rassegna- concorso, di spettacoli dialettali. 

TESTO DELLA PRIMA CANZONE-TIRITERA.

CORO : (INTONA LA CANZONE)

“Gh’è chì la vecia che la viéη cantando…” (C’è la “vecchia” che arriva cantando).

CANTO D’INGRESSO DELLA “VÈCIA”

Gh’è chì la vècia che la viéη cantando (C’è la “vecchia” che arriva cantando).   3 volte

Se a sì cuntént varźì la porta iη banda (Se accettate aprite la porta accanto).1 volta

Capo di casa vi vo’ domandare          3 volte

Se in casa vostra si potesse entrare      1 volta

Se si potesse entrare noi entreremo     3 volte

Se non si può entrare noi ce ne andremo. 1 volta




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