
L’ospedale del Delta di Lagosanto
Un ritardo di oltre tre ore dall’arrivo in pronto soccorso all’ingresso nell’ambulatorio del medico non bastano per attribuire responsabilità ai sanitari per il decesso della signora Monica Bolognesi, morta per un infarto il 9 settembre del 2020 all’ospedale del Delta, dove si era recata per i forti dolori al petto e alle braccia.
Questo almeno secondo i consulenti tenici della procura le cui conclusioni hanno spinto la pm Lisa Busato, che al tempo aveva aperto un fascicolo a carico di dieci sanitari, medici e infermieri, per l’ipotesi di omicidio colposo, a chiedere l’archiviazione.
La parola fine però non è ancora stata messa nella vicenda. L’avvocato Simone Bianchi, che assiste Fabrizio Piva, il marito della vittima, ha infatti presentato opposizione all’archiviazione e il gip Danilo Russo ha fissato per il prossimo 16 settembre l’udienza per la trattazione.
Secondo i consulenti della procura – il medico legale Donatella Fedeli e il cardiologo Michele Grosseto – quel giorno in pronto soccorso c’è sicuramente stato un grave ritardo nella presa in carico della paziente: oltre 180 minuti tra l’arrivo in pronto soccorso e la visita ambulatoriale, anche a fronte di un elettro cardiogramma che non avrebbe dovuto lasciare così tranquilli. Nonostante il ritardo, però, i due consulenti non possono escludere che la morte non sarebbe comunque sopravvenuta visti i dati relativi alla patologia di cui è rimasta vittima.
Una lettura diversa viene invece data dal consulente di parte, che fonda la richiesta di non archiviare il caso e di andare avanti nell’accertamento delle eventuali responsabilità
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