Cronaca
26 Settembre 2010
Attorno agli Aldrovandi le famiglie delle ‘vittime delle forze dell’ordine’

Quando il lutto ha alle spalle una divisa

di Marco Zavagli | 3 min

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“Abbiamo un’idea di associazione ancora da sviluppare, ma intanto siamo già una unione di fatto”. Sono tutte persone accomunate da un lutto che ha alle spalle una divisa quelle che hanno parlato ieri mattina al cinema Boldini.

Nella tavola rotonda moderata dal giornalista di “Liberazione” Checchino Antonini, il primo, insieme a Cinzia Gubbini del “Manifesto” a portare all’attenzione nazionale il caso Aldrovandi, erano presenti i genitori di Federico, Patrizia Moretti e Lino Aldovandi, le sorelle di Stefano Cucchi e Giuseppa Uva, Ilaria e Lucia, Giorgio, il padre di Gabriele Sandri, Elia Bianzino, figlio di Aldo, Haidi Giuliani, madre di Carlo, e – a sorpresa – Stefano Gugliotta, il giovane di 25 anni aggredito e arrestato la sera del 5 maggio scorso, al termine della finale di campionato Inter-Roma.

“È giunto il momento di intrecciare i nostri vissuti – ha esordito Patrizia Moretti nel lanciare l’idea di un’associazione delle famiglie di vittime delle forze dell’ordine – per fare un passo in avanti affinché chi dovesse venire a trovarsi nella nostra situazione, disperati e soli. Oggi noi abbiamo una sentenza alle spalle, ma all’inizio della nostra lotta non avremmo mai immaginato che potesse essere così difficile. Lo Stato non può più voltarsi dall’altra parte, non possiamo lottare contro chi ci dovrebbe difendere”.

“Senza Patrizia e il caso di Federico quella di mio fratello sarebbe stata catalogata come morte naturale”, avverte Ilaria Cucchi, mentre Lucia Uva si sarebbe augurata “nella vicenda giudiziaria che riguarda la morte di Giuseppe di avere un pm come quello di Ferrara”.

“Una rete come quella che si popone di creare potrebbe aiutare”, riflette Elia Bianzino, ricordando come la sua famiglia “non ha ancora avuto un vero processo”.

Gugliotta è tornato a chiedere “la possibilità di identificare gli agenti coperti da caschi attraverso un codice alfanumerico, visto che io non conosco i volti e i nomi dei miei aggressori”, mentre Giorgio Sandri ha definito quella che ha condannato a 6 anni Spaccarotella una “sentenza sconcertante (tra 65 giorni si terrà l’appello a Firenze, ndr), preceduta all’inizio della vicenda da una conferenza stampa indecorosa nel corso della quale si disse che erano stati esplosi solo dei colpi in aria”.

“Forse ad essere uniti il dolore pesa meno”, aggiunge a mezza voce Sandri, precedendo l’intervento di Haidi Giuliani, secondo la quale “oggi si può fare politica senza schierarsi con un partito o uno schieramento. Anche partecipare al dolore di altre persone è far politica”.

L’ultima riflessione appartiene a Checchino Antonini che fa notare come “nella sostanziale indifferenza della politica ferrarese c’è stato soltanto un consigliere provinciale di Rifondazione (Stefano Calderoni, ndr) che ha presentato un ordine del girono per chiedere alla Provincia di Ferrara di esprimersi in favore dell’appello di Articolo 21 affinché il film su Aldrovandi venga trasmesso dalla Rai”.

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