Discussione sì, ma all’interno dei partiti. È un richiamo all’unità quello lanciato lunedì sera in direzione dal segretario provinciale del Pd Paolo Calvano. Nella sua relazione introduttiva ha toccato dapprima il quadro politico nazionale, scosso dal documento di Veltroni e dei 75. Un’operazione siffatta che rischia di “indebolire piuttosto che di renderci più rappresentativi”. L’indice è puntato su modalità e tempistica. “Questo non significa che non si deve discutere più all’interno del partito – premette Calvano -. Assolutamente il contrario. Non siamo un partito padronale, è dal confronto di idee plurali che il partito può crescere”.
Un messaggio che sembra esser stato recepito bene dalla base. Non altrettanto dai vertici. “Assistiamo purtroppo, e troppo spesso – conferma il segretario -, alla riproposizione nel livello nazionale di conflitti non contemporanei, non attuali, che magari si trascinano da decenni, conflitti che sono stati portati dentro un partito nuovo, trasponendoli dai partiti di provenienza. Conflitti che troppo spesso danno la netta sensazione di essere legati alle persone che li incarnano più che alla politica o alle politiche”.
Ecco allora la parola già decantata da altri sulle pagine dei quotidiani nazionali: rinnovamento. Non però nel senso inteso dal sindaco di Firenze Renzi, che vorrebbe fare tabula rasa: “il rinnovamento non è rottamazione a prescindere, però è rendersi conto che non ci sono uomini per tutte le stagioni”.
Calvano tocca poi il tema delle alleanze, con il Nuovo Ulivo lanciato da Bersani che deve avere per forza di cose un Pd che, per rimanere forza di traino, deve sollevarsi dal misero 25% verso il quale lo hanno precipitato i sondaggi.
Partendo dalle tematiche di lavoro, legalità, fisco equo e detassazione per le imprese, il Pd deve cercare di “ritornare ad una politica sobria e rispettosa delle regole, per recuperare quell’elettorato di centrosinistra che si è rifugiato nell’astensionismo o nel voto di protesta, anche verso Grillo”.
In vista delle amministrative, dove nei sette comuni coinvolti si è notato alle ultime elezioni regionali un assottigliamento della differenza tra centro-destra e centrosinistra. Non è il caso di Tresigallo e Formignana, dove il consenso dei democratici rimane solido.
La gara sarà tutta da giocare a Vigarano, Portomaggiore e Codigoro, “per non parlare ovviamente di Goro e Cento, dove il voto regionale ha evidenziato un vantaggio importante per il centro-destra”. La leva su cui punta il segretario per sollevare il consenso consiste in “quel civismo che ci ha consentito di sfondare in ampie fasce di elettorato anche di centro-destra. E’ una nostra prerogativa da rivendicare e da rinforzare”.
Accanto al civismo, servirà riproporre “quel centrosinistra che governa in provincia e praticamente in tutti i comuni che vanno al voto e in cui siamo al governo”, senza “escludere un dialogo con le forze moderate oggi all’opposizione a livello nazionale e con quei movimenti civici, che in un contesto di anti-politica e di debolezza della politica più in generale, certamente emergeranno”.
Calvano parte dai comuni dove c’è già un possibile candidato in campo perché ci troviamo in presenza di un sindaco uscente e ricandidabile, come a Codigoro, dove “va aperto immediatamente un confronto, all’interno del Pd e con gli alleati, su questi cinque anni di governo”. Calvano però avverte: “chiedo un confronto aperto, trasparente, fatto innanzitutto negli organismi dirigenti”. A maggior ragione dal momento che “Codigoro potrebbe fortemente risentire dell’influenza dell’esito del voto di Comacchio. Quindi seppelliamo l’ascia di guerra e prendiamo in mano l’anfora del buon senso e dell’interesse generale”.
Il discorso passa quindi per Goro, dove “nelle prossime settimane si verificherà lo stato attuale del partito e della coalizione”. L’altra realtà in cui il divario con il centro-destra è ampio è Cento. “Lì il Pd ha dignità, un patrimonio del 30% di voti – fa notare il segretario – e ha risorse politiche da utilizzare al meglio, ma al contempo non deve temere di integrare quelle risorse con ulteriori elementi, aprendoci al confronto con le forze politiche oggi all’opposizione e con quelle istanze utili ad allargare la base di consenso”.
Viene poi l’attenzione che va mantenuta alta “sull’avanzata della Lega in alcuni comuni, pur essendo consci che in realtà di peso come Portomaggiore, possa concentrarsi anche una loro attenzione regionale e nazionale che ci deve far tener alta la guardia”.
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