Un ingegnoso escamotage per evitare di pagare i contributi previdenziali e assistenziali ai dipendenti che ha permesso a una famiglia di imprenditori ferraresi di evadere 1,6 milioni di euro. Per quanto ingegnoso, però, il meccanismo è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Ferrara, che ha denunciato per frode allo Stato, violazione delle norme che disciplinano il lavoro e per reati fiscali tre persone.
Secondo le indagini degli inquirenti la famiglia di imprenditori, attiva da anni nel settore dei servizi, per non versare i contributi a carico dei dipendenti, aveva creato diverse società ad hoc, nelle quali gli operai, dopo essersi licenziati dalle vecchie aziende, venivano immediatamente ricollocati, non come “soci lavoratori”, ruolo di fatto rivestito, ma come semplici “soci”, senza dichiarare lo svolgimento di alcuna attività lavorativa in azienda. In questo modo i nuovi soci non venivano iscritti nelle apposite “gestioni” istituite presso l’Inps per non versare i relativi contributi a carico dei “soci lavoratori”.
La creazione delle nuove società sarebbe stata studiata, sempre secondo la ricostruzione della fiamme gialle, per superare la crisi delle vecchie aziende, che per sfuggire al pagamento dei debiti contratti per i mancati versamenti delle imposte e dei contributi, venivano spogliate di ogni bene.
Grazie al tempestivo intervento dei finanzieri è stato possibile evitare che il presunto sistema illecito adottato producesse ulteriori effetti negativi, con la regolarizzazione, da parte delle aziende coinvolte nel sistema illecito adottato, dei rapporti di subordinazione instaurati con i rispettivi “soci lavoratori”.
Le indagini eseguite dalla compagnia di Ferrara hanno consentito di individuare anche un ulteriore meccanismo fraudolento che sarebbe stato adottato dal medesimo gruppo.
In sostanza, attraverso un illecito utilizzo dell’istituto del “distacco temporaneo di manodopera”, alcuni dipendenti di un’azienda operante sempre nel settore dei servizi, e già in stato pre-fallimentare, venivano “prestati”, in assenza di un effettivo interesse produttivo proprio da parte dell’azienda distaccante (mancava una specifica valutazione interessata dell’operazione posta in essere) e del requisito della temporaneità (il distacco è ammesso solo per brevi periodi), ad altra azienda del gruppo, così da consentire a quest’ultima di ottenere dalla “formale somministrazione di manodopera” un doppio vantaggio: il risparmio dell’onere della contribuzione e la deducibilità totale del costo fatturato per le prestazioni ricevute.
L’attività si è conclusa con la scoperta di tre aziende (due già esistenti più una nuova) evasori totali, 34 lavoratori irregolari, di cui 7 completamente in nero, accertando un mancato versamento all’erario di oltre 1,6 milioni di euro.
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