Argenta, ai domiciliari l’infermiere indagato per omicidio in ospedale
Non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari, il 44enne Matteo Nocera, l'infermiere indagato per la morte sospetta del paziente 83enne Antonio Rivola
Non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari, il 44enne Matteo Nocera, l'infermiere indagato per la morte sospetta del paziente 83enne Antonio Rivola
C'è anche il 56enne ferrarese Alberto Cervellati tra i dieci dei dodici indagati iniziali per cui la Procura di Ravenna ha formulato richiesta di rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta aperta dopo l'ultima delle tre alluvioni
Dopo il deposito delle quasi 130 pagine di motivazioni con cui il gup Andrea Migliorelli ha spiegato il modo in cui è crollato - nella quasi totalità - l'impianto accusatorio nel processo Fiera bis, la difesa di Filippo Parisini, ex presidente dell'ente, prosciolto dalle accuse più gravi, commenta con soddisfazione quanto scritto dal giudice
Oltre 120 pagine di sentenza per spiegare il modo in cui è crollato - nella quasi totalità - l'impianto accusatorio nel processo Fiera bis, che vedeva tra gli imputati l'ex sindaco Tiziano Tagliani e l'ex assessore Aldo Modonesi
Hanno tentato un furto al supermercato Aldi di Rovigo, ma l’allarme li ha costretti a una fuga precipitosa che si è conclusa con l’arresto nei lidi comacchiesi. Protagonista una banda composta da cinque persone originarie dell’Est Europa
A Ferrara è conosciuto per numerose truffe, la più clamorosa quella dell’assegno su Whatsapp che gli è già valsa una condanna in abbreviato a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Questa volta però Stefano Tarascio può vantare un’assoluzione, arrivata mercoledì 9 ottobre.
Il 30enne, difeso dall’avvocato Filippo Sabbatani, era alla sbarra con l’accusa di aver venduto online, tramite un sito internet apposito, quattro biglietti ferroviari per la tratta Milano-Napoli, naturalmente mai spediti alla vittima, che aveva accreditato anticipatamente 200 euro su una carta PostePay per rimanere poi con un pugno di mosche. Il fatto risale alla fine di ottobre del 2016.
Ma due fattori, questa volta, hanno giocato a suo favore. Il primo è che la carta PostePay non era intestata a suo nome, anche se la procura – che ha chiesto la condanna a un anno di reclusione e 500 euro di multa – ritiene fosse comunque in suo uso. Il secondo è che neppure il numero di telefono dato in fase vendita era a lui direttamente riconducibile.
Alla fine il giudice Costanza Perri questa volta ha mandato assolto Tarascio per ‘insufficienza di prove’, che così non vede aggravarsi un carico penale arrivato a 6 anni e 4 mesi di reclusione, che potrebbe presto ridursi se il giudice dell’esecuzione accoglierà la richiesta del difensore di considerare tutte le condotte punite come frutto di un unico disegno criminoso: sempre mercoledì si è tenuta l’udienza e il Pm ha dato il suo assenso. Il responso è atteso per la settimana prossima.
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