Dom 19 Mag 2019 - 73 visite
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“Cara premier ti scrivo”, Daria Colombo racconta l’Italia di oggi

La scrittrice a Parole d'Autore: "Sarebbe necessaria una donna al governo"

Occhiobello. Venerdì sera Daria Colombo torna a Parole d’autore dopo quattro anni. La scrittrice, che aveva presentato in passato sullo stesso palco del teatro don Gino Tosi il suo romanzo “Alla nostra età, con la nostra bellezza”, parla dell’ultima sua fatica letteraria “Cara premier ti scrivo”.

“Sono sette racconti che hanno due fili conduttori: uno temporale, infatti tutte le vicende si svolgono nello stesso giorno dell’anno, il giorno di ferragosto; l’altro di contenuti, infatti parlano di storie e di vite normali, ma al contempo esemplificative in questa Italia complessa e contradditoria”.

La giornalista, attualmente delegata nel Comune di Milano alle Pari Opportunità, entra nel particolare delle storie per spiegare la loro quotidianità, ma anche la loro attualità nelle vita contemporanea.

“Ci sono i ragazzi di fronte all’amore: uno dei due ha un amore omosessuale, l’altro etero. C’è la solitudine degli anziani, che ognuno affronta a modo suo. C’è la donna che si impegna e combatte per l’ambiente. C’è Antonio, un laureato disoccupato del sud, che va a Milano a fare il rider e c’è l’imprenditore lombardo che, malgrado i suoi sforzi, deve chiudere la fabbrica. C’è l’immigrato Monir che racconta il suo terribile calvario a un coetaneo milanese, “nato dalla parte giusta del mondo”. Infine c’è un gruppo di donne che decide di fondare un movimento per la parità delle donne”.

È a questo punto che Daria Colombo spiega il titolo del libro, lo stesso dell’ultimo racconto “perché la donna che deve buttare su carta le idee scaturite dalla riunione con le altre amiche, immagina di indirizzarla a una Premier donna. Ecco, io ritengo che, probabilmente, sarebbe necessaria una donna al governo. Perché penso che le donne in questo momento potrebbero riportare un po’ di consapevolezza e di giustizia nella politica sociale italiana”.

Non può non parlare, dopo questa affermazione, delle sue battaglie passate, ma anche presenti per la parità di sesso “che prima di tutto è sancita dalla Costituzione”. E dice che, se è vero che di passi in avanti ne sono stati fatti, molti ne devono essere ancora fatti.

“Penso alla parità di salario, penso alla possibilità che tutti ugualmente, abbiamo, uomini e donne, di poter fare carriera nel lavoro, però con le stesse possibilità di partenza. Penso che bisogna smetterla di parlare della donna come la custode del focolare domestico. Ma per raggiungere questo risultato, che, credo, non farò in tempo a vedere io, ma neppure mia figlia, è necessario un profondo cambiamento culturale in cui gli uomini devono essere parte trainante tanto quanto le donne”.

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