Rotary di Cento, il nuovo presidente è Giuseppe Giorgi
Cambio della guardia, come tutte le annate, al vertice del Rotary di Cento. Il nuovo presidente è il notaio Giuseppe Giorgi
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Florin Constantin Grumeza (in primo piano) e Leonard Veissel (dietro) scortati dalla polizia penitenziaria (immagine d’archivio)
Renazzo. Il fatto è ormai tragicamente assodato anche dal punto di vista giudiziario, rimane solo da valutare se uno dei due autori meriti o meno uno sconto di pena con il riconoscimento delle attenuati generiche. È ciò che si può desumere leggendo la sentenza della Corte di Cassazione sul brutale omicidio di Cloe Govoni, avvenuto il 6 novembre del 2015 a Renazzo.
Gli autori, Leonard Veissel e Florin Constantin Grumeza, sono stati condannati entrambi a 30 anni di reclusione, sia in abbreviato che in appello, per i reati di omicidio volontario aggravato, tentato omicidio aggravato (nei confronti di Maria Humeniuc, in casa con la pensionata, parte civile assieme alla famiglia Govoni assistita dall’avvocato Salvatore Mirabile), nonché di rapina pluriaggravata.
La Cassazione, con sentenza del 20 febbraio le cui motivazioni sono state pubblicate il 26 aprile, ha rigettato in toto il ricorso presentato da Veissel (difeso dall’avvocato Fabio Chiarini), mentre ha accolto solo in parte quello di Grumeza (difeso dagli avvocati Milena Catozzi e Marcello Rambaldi) per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.
Per la Corte, quel motivi di ricorsi appare fondato perché “la motivazione della sentenza sul punto appare insoddisfacente”, in quanto “l’ammissione della propria responsabilità da parte di Grumeza è stata piena e quasi immediata, ma anche utile ad individuare prontamente il complice, con il conseguente rinvenimento nell’abitazione di Veissel dell’autovettura utilizzata dai due rapinatori e, soprattutto, delle scarpe con le tracce di sangue […], la cui rilevanza probatoria pare indubbia; Grumeza aveva anche riferito della vendita dei gioielli al Compro oro di Crespellano. La pronta individuazione di Veissel, d’altro canto, lo aveva indotto ad ammettere la sua responsabilità nel primo interrogatorio di garanzia”.
E se è vero che Grumeza a un certo punto ritrattò la propria versione, per i supremi giudici “dovrebbe essere valutata la circostanza che essa era esclusivamente a favore del coimputato ed era stata verosimilmente sollecitata in qualche modo dallo stesso (che, contestualmente, aveva revocato la propria confessione), così da doversi chiedere se fosse una ritrattazione davvero libera; comunque, Grumeza aveva, alla fine, ribadito le prime versioni”.
Ecco dunque che “la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio nei riguardi di Grumeza Florin Constantin limitatamente al diniego delle attenuanti generiche, mentre il ricorso deve essere rigettato nel resto”.
Un nuovo giudizio d’appello dovrà dunque determinare se il riconoscimento delle attenuanti generiche comporti anche uno sconto di pena o se invece le aggravanti siano prevalenti in tal senso.
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