Dom 20 Gen 2019 - 744 visite
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Alfio Finetti come non l’avete mai visto

Gentili amici di tutto ciò che gravita attorno a Ferrara, il suo dialetto, le persone, le curiosità ed altro,

Vi propongo oggi, una parte di un documento riguardante Alfio Finetti in una sua esibizione estemporanea. Si tratta di riprese fatte con una vecchia telecamera, che io usavo in modo improprio e piuttosto indecorosamente. Non c’erano smartphone e non era facile manipolare quegli aggeggi.

Dal lungo filmato, Roberto Gamberoni ha estrapolato ciò che vi propongo: una bellissima canzone (accompagnato alla fisarmonica da Mario La Rossa) e una classica storiella. Una chicca riguardante Alfio in un ristorante di Gaibanella: serata quasi cameratesca. La festa fu organizzata dal “Trèb dal Tridèl” (l’Accademia della Crusca del Dialetto Ferrarese).

Lui e Roberto Pavani, presente nell’occasione, furono fra i fondatori. Parteciparono pure grandi appassionati e studiosi della nostra Lingua, ne ricordo solo alcuni: Floriana Guidetti, Marco Chiarini, la soprano Professoressa Elisabetta Vincenzi, Mario Montano, oltre ai compianti Alberto Ridolfi e lo storico segretario, il maestro “Gigi” Vincenzi.

Concludo questo omaggio al grande Alfio, con una sua composizione che vi leggeranno “I Ragazit da ‘na volta”: Roberto Gamberoni e Maurizio Musacchi per la relativa la traduzione.

Tratta dal’antologia degli autori del “Tréb dal Tridèl”, “AL NÒSTAR BÈL DIALÈT”

Gàt la carta? di Alfio Finetti. Al dì d’inquó, se t’an gh’à la carta con ti,/ a t’jé ruinà, mòrt dòp trì dì./E difàti quésti j’è ill ciàcar ch’as sént sémpar/int l’apartamént avśiη a dóv ch’à stàgh mì:/ “Màma a vàgh in bànca”. “Gh’àt la distinta, la càrta?”/ “Màma a vàgh dal dutór”. “A m’arcmànd, tó béη su la carta”./“Màma a vàgh in farmacia”. “Tó la carta”./“Màma a vàgh in pòsta”. “Tó a dré un documént, la carta”/ E avanti acsì, agh vòl sémpar la carta con tì./Un dì aj’éra iη pòsta, ò santì un’impiegàda clà dgéva:/ “Gh’iv al zertificàt la carta dl’esistenza in vita?/Al vcìn pensionà: “Ché carta èla ch’là vòl, ì’am dìga ?”/”La carta della sua esistenza in vìta come pensionato”./ “Sgnóra, mò s’à són chì, a vrà dir ch’à són vìv?”/ Al n’è brìśa lù ch’al l’à da dìr, l’è l’Anàgrafe”./”Al vàga a far la càrta, po’ al viéna a purtàrmla.”/Póar vcìn,l’è pròpria un pcà gnìr vèć.”/Mì a v’al dìgh: “In créd gnànch ch’at sii incóra vìv”./ Agh vòl sémpar la carta: “Màma, a vàgh iη bàgn”./ “Gh’àt la carta?” “Agh n’ò uη ròtul intiér, a spér …ch’là bàsta!” (Traduzione.)

HAI LA CARTA? Oggigiorno se non hai la carta con te/ sei rovinato, morto dopo tre giorni./ Infatti queste sono le chiacchiere che si sentono sempre/nell’appartamento attiguo al mio:/”Mamma, vado in banca”. “Hai la distinta, la carta?”/ “Mamma, vado dal medico”. “Mi raccomando, prendi con te la carta”. / “Mamma, vado in farmacia”. “Prendi su la carta.”/ “Mamma, vado in Posta”. “Prendi i documenti, la carta.”/ “E avanti coì ci vuol sempre la carta con te./ Un giorno ero alla Posta sentii un’impiegata che diceva”:/ “Avete il certificato dell’esistenza in vita”?/ Il vecchietto pensionato: “Che carta vuole, mi dica ?”/ “La carta della ua esistenza in vita come pensionato”./ “Signora, se sono qui significherà che sono vivo?”/ “Non è lei che lo deve dir, è l’Anagrafe.”/”Vada a fare la carta e poi venga a potarmela”./ Povero vecchietto, è proprio un peccato invecchiare.”/ Io ve lo dico: “Non credono neppure che tu sia ancora vivo.”/ Serve sempre la carta: “Mamma vado in bagno.”/ “Hai la carta?”Ne ho un rotolo intero, spero …sia abbastanza! ”-

Alfio Finetti

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