ven 9 Nov 2018 - 490 visite
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Accusati di aver sfruttato una minorenne, in tre alla sbarra

In aula il racconto delle indagini nate quasi per caso nel 2010

Sono dei documenti d’identità falsi e, soprattutto, le intercettazioni a pesare nel processo a carico di tre persone, accusate a vario titolo di aver sfruttato la prostituzione di una giovane donna romena, ai tempi ancora minorenne.

Alla sbarra davanti al tribunale in composizione collegiale ci sono C.S. di 37 anni, F.B., donna di 51 anni  e M.B. anche lui di 51 anni (ci sarebbe anche un altro imputato ma è introvabile e nei suoi confronti il processo è sospeso), tutti parenti e di nazionalità romena, difesi dall’avvocato Fabio Chiarini.

L’udienza di giovedì 8 novembre è stata l’occasione per sentire come si sono svolte le attività d’indagine da parte della Squadra mobile di Ferrara, che poi passò il caso – risalente ormai al 2010 nei suoi primi sviluppi e poi conclusa nel 2011 – alla Dda di Bologna. Tutto è nato un po’ per caso, ma l’indagine è sbocciata grazie all’intuito dei poliziotti. Due degli imputati vennero fermati da una pattuglia delle Volanti per un controllo in auto, in via Veneziani, nel settembre del 2010 e uno di loro – il passeggero – venne trovato in possesso di due documenti d’identità di una ragazza: uno vero in cui la ragazza era nata nel 1994 e uno falso in cui la ragazza era nata nel 1992. I poliziotti, intuendo che ci fosse qualcosa sotto, segnarono anche il codice Imei dei due telefonini in loro possesso.

Una settimana dopo la stessa ragazza venne fermata mentre si trovava in strada (poco distante da via Veneziani) e trovata in possesso di un documento falso, che le valse una denuncia: lì c’era una sua foto che risultava già essere presente negli archivi degli inquirenti, proveniente da uno dei due documenti sequestrati  pochi giorni prima. Da qui nascono le indagini e le attività di intercettazione telefonica (sfruttando proprio la conoscenza degli Imei) che evidenziano i contatti tra i due uomini e la ragazza – al punto che lei aveva un telefonino intestato a uno dei due – e soprattutto i contatti della ragazza con l’unica donna imputata: dalle conversazioni emerge che tra le due ci fosse un rapporto di lavoro più che di semplice conoscenza.

Tra i testimoni è stato sentito anche il titolare della struttura che ospitava la ragazza nella periferia di Ferrara, che ha detto che per quel che risultava a lui, lei era maggiorenne, festeggiò addirittura i 20 anni nella struttura stessa.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 31 gennaio, data nella quale verranno sentiti proprio gli imputati.

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