Sab 10 Set 2016 - 446 visite
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Troppo erbicida nelle acque, la Cia: “Attenzione sì, allarmismo no”

I primi risultati del monitoraggio Arpae indicano la presenza eccessiva di glifosato, ma sono dati parziali

unnamedI primi dati diffusi sui monitoraggi effettuati dall’Arpae (Agenzia regionale prevenzione, ambiente ed energia) Emilia – Romagna per misurare la quantità di glifosate e Ampa – il suo metabolita di degradazione – indicano chiaramente che sono presenti nella acque superficiali ferraresi e di tutta la regione in concentrazione superiore al limite consentito di 0,1 microgrammi/litro.

L’erbicida è da diversi anni al centro delle discussioni e dei provvedimenti dell’Unione Europea – che ne ha prorogato l’uso per il 2017 in attesa dei risultati di una ricerca per verificarne la pericolosità – e dei singoli stati che hanno potuto agire con una certa discrezionalità limitando l’uso del prodotto. Anche in Italia, con il Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 22 agosto, l’uso dell’erbicida non è più consentito in agricoltura in fase pre-raccolta e in aree cosiddette vulnerabili dove potrebbe venir a contatto con bambini e anziani.

In attesa di ulteriori monitoraggi da parte dell’Arpae – i dati sono ancora parziali – la Confederazione Italiana Agricoltori di Ferrara, che ha accolto positivamente le limitazioni all’uso del glifosate, chiede attenzione ma nessuna forma di allarmismo.

«Negli ultimi mesi – spiega Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara – sia a livello regionale che nazionale si stanno facendo grandi passi avanti per la salvaguardia dell’ambiente e delle persone da potenziali rischi per la salute causati dal glifosate, seguendo quello che è il giusto principio di prevenzione. Per quello che riguarda i monitoraggi – continua Calderoni – dico, innanzitutto, che i tecnici dell’Arpae hanno chiesto cautela perché un monitoraggio deve durare almeno un anno per fornire dati significativi. Per quello che riguarda i risultati però, tranne in un singolo caso, i valori di glifosate riscontrati nel ferrarese sono da tenere sotto controllo ma non sono i peggiori della Regione. Considerando che si tratta di un’area, soprattutto quella a ridosso del Delta, dove confluiscono le acque di altre zone e la concentrazione degli inquinanti è il risultato di un’addizione che non ha spesso niente a che fare con i comportamenti delle aziende del territorio. Da diversi anni la nostra associazione ribadisce un concetto che voglio ripetere: gli agricoltori non sono dei pericolosi avvelenatori di acque, ma sono in prima linea nella tutela del territorio dove lavorano e vivono. Lo dimostra anche il fatto che le aziende biologiche a Ferrara sono in netto aumento rispetto agli anni scorsi: +27,2% sul 2015 e +39 % sul 2014 (dati della Regione Emilia – Romagna). Vola, dunque, il biologico e aumentano le domande per la produzione integrata, segno che non esiste una sfida agricoltura vs ambiente ma un’agricoltura che sarà sempre più in armonia con l’ambiente. Poi, ovviamente, gli agricoltori applicano i disciplinari e usano gli strumenti che hanno a disposizione per svolgere la loro attività e non possono e non devono essere colpevolizzati per questo.»

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