Politica
28 Maggio 2010
Il segretario replica ai bersaniani: “Vogliono due partiti”

Calvano fa il porta a porta

di Marco Zavagli | 3 min

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"I progetti sono ancora lì, le idee non sono andate da nessuna parte. Ferrara è ancora la mia città e io sono ancora un politico di strada. Nessuna sentenza, nessuna sospensione, nessun avversario potrà mai cambiarlo". Sono le parole che Nicola Lodi utilizza per il rientro in politica dopo aver scontato la 'squalifica' di 18 mesi da ogni carica amministrativa dovuta all'applicazione della Legge Severino

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Dopo l’affondo di Tagliani, tocca a Palo Calvano, chiamato in causa indirettamente a più riprese dal documento dei bersaniani, condito da giudizi tutt’altro che bonari verso l’attuale segreteria del Pd di Ferrara. Per replicare all’asse Bertelli-Nardini-Zaghini, Calvano riprende le sue parole. Anzi, quelle di Bersani.

“Ciascuno di noi sappia, a cominciare da me, che quando parla o quando agisce maneggia una proprietà indivisa, un patrimonio comune non frazionabile in feudi personali o in ambizioni personalistiche”. Sono appunto le parole con cui Pier Luigi Bersani ha concluso la sua relazione introduttiva all’Assemblea nazionale di venerdì e sabato scorsi “chiedendo al Partito Democratico – precisa Calvano – di rimanere unito in un momento tanto critico per l’Italia. Credo che Pier Luigi Bersani abbia dimostrato di essere più avanti dei bersaniani di Ferrara”.

Ed è sempre rifacendosi al numero uno nazionale che il segretario provinciale rimanda al mittente le critiche mosse dal documento: “Alla luce dell’esito dell’Assemblea nazionale è anacronistico riproporre tout court le divisioni congressuali, o addirittura divisioni ante litteram precedenti alla costituzione del Partito Democratico. Bersani ci ha chiesto di impiantare il partito del secolo: sono certo che parlasse di quello che stiamo vivendo e non del secolo scorso. E che parlasse di un partito che partendo da “antiche parole” quali uguaglianza, fraternità e laicità, sia in grado di creare un cultura politica originale nella quale siano in grado di riconoscersi anche i “nativi” del Pd”.

Come già in sede di presentazione della propria mozione, “Il coraggio di innovare”, Calvano rinnova la sua proposta di avere a Ferrara un “partito plurale”. “Mi dispiace che qualcuno si stia immaginando un partito al plurale: in altre parole due partiti – bacchetta il segretario -. La costituzione di organismi paralleli a quelli del Partito non ci viene richiesta da iscritti ed elettori, che auspicano, al contrario, un Partito che sappia funzionare con proprie strutture unitarie”.

Da qui l’appello agli iscritti e a chi “la pensa come me” ad “alzare la voce e a dire con forza ai propri dirigenti che occorre superare le divisioni congressuali, e che finalmente il Partito deve guardare a ciò che serve davvero all’Italia, e non contemplare sempre e soltanto il proprio ombelico: più sarà alta la voce che farete sentire, più ne sarò il rappresentante in questo congresso e per il futuro. Bisogna dare il segnale di non volere un gruppo dirigente chiuso nelle proprie stanze a scrivere documenti alla ricerca di un posizionamento, ma occorre andare e stare davvero tra la gente”.

Per questo il segretario preannuncia che passerà l’ultima settimana precedente ai congressi nei circoli ad “andare a trovare a casa o nei luoghi di lavoro alcune persone che hanno deciso di non rinnovare la tessera del Pd quest’anno, chiedendo direttamente a ciascuno il perché del loro allontanamento. Credo che questo sia un ottimo modo per ripartire e capire dove abbiamo sbagliato, e dove dobbiamo migliorare”.

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