Politica
22 Maggio 2010
Merli si ricandida alla segreteria comunale: ''Non aver paura del confronto''

Il Pd ritrovi la formica pilota

di Marco Zavagli | 4 min

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"I progetti sono ancora lì, le idee non sono andate da nessuna parte. Ferrara è ancora la mia città e io sono ancora un politico di strada. Nessuna sentenza, nessuna sospensione, nessun avversario potrà mai cambiarlo". Sono le parole che Nicola Lodi utilizza per il rientro in politica dopo aver scontato la 'squalifica' di 18 mesi da ogni carica amministrativa dovuta all'applicazione della Legge Severino

Naomo, scatta l’ora X

Nicola Lodi detto Naomo da oggi può tornare a occuparsi di politica. I 18 mesi di sospensione da ogni carica amministrativa dovuta alla legge Severino sono terminati

“Ferrara 2020, bella coraggiosa e solidale”. È titolo della mozione che Simone Merli presenterà per convincere i delegati dei circoli di Ferrara della bontà della sua seconda candidatura alla segreteria comunale del Pd di Ferrara.

Come per Calvano si tratterà con ogni probabilità (salvo sorprese dell’ultima ora in vista del termine per le candidature che scade alle 12 di lunedì 24) di una corsa in solitaria. Nell’attesa di eventuali sfidanti il segretario uscente convoca stampa e “amici” per “far sapere a tutti che si deve  ripartire con forza verso un progetto che troppo spesso abbiamo visto fermarsi nella sua spinta propulsiva”.

Per non perdere di nuovo la classica bussola Merli fa suo il senso de “La saggezza della formica” di James Surowiecki: la folla come l’ecosistema perfetto delle formiche, che seguono la formica pilota. Ma se perdono la loro vedetta allora non trovano più né cibo né nido e sono costrette a morire di inedia. “Non mi convincono queste dinamiche post congressuali perché la forza dei democratici è valorizzare quelle appartenenze e culture diverse che lo compongono e che ci hanno portato a fondare il Pd”. In sintesi: “i luoghi di discussione tornino tali. Si riprenda il confronto nella direzione comunale e nei circoli, cui finora abbiamo chiesto solo dei nomi e non dei contenuti”.

Cinque sono le idee guida, cinque le “formiche” che conducono la “saggezza” del programma di Merli: ambiente, occupazione e petrolchimico; Cona; cultura, turismo e centro storico, diritti doveri e legalità; servizi pubblici locali.

Cinque macroaree cui corrispondono, non è un caso, cinque focolai polemici che da tempo stanno contaminando l’apparato. La “cura” passa da un’idea di “politiche industriali e politiche ambientali che non vadano in direzioni opposte”, da un nuovo ospedale attorno al quale “bisogna diffondere informazione per far capire che è un’opportunità e non un problema”. Sempre su Cona, “il nuovo Sant’Anna”, il messaggio di Merli va oltre le stanze di via Frizzi e bussa alle porte del Castello e degli altri comuni (“è una responsabilità di tutta la provincia, non solo di Ferrara, è un tema di tutti”), per arrivare infine a tutt’altri indirizzi: “per mesi abbiamo letto delle balle su ospedale e pronto soccorso; dobbiamo raccontare la verità su ciò che rimane a Ferrara e ciò che andrà a Cona. Il pronto soccorso, in particolare, ha senso se è unico, altrimenti non è una garanzia di vita per il cittadino”.

Il discorso ritorna all’interno del partito quando si tocca la legalità. “Se vengono meno le condizioni di legalità, queste vanno denunciate. Siamo quelli che vogliono ricordare il diciottesimo anniversario della morte di Falcone e lo vogliamo fare con le carte in regola”.

Altro punto, altra polemica. Il museo della Shoah e il batti e ribatti sulle dimissioni di Pietro Stefani “è il classico esempio di caso in cui questo territorio non riesce a valorizzare ciò che di positivo ha: dobbiamo stare da una parte sola, quella della città, riducendo le conflittualità parlandone nei tempi e nei luoghi idonei”. Tradotto: non sui giornali ma in direzione e nei circoli.

Ultimo punto è quello relativo ai servizi pubblici locali. Lo stesso Merli sa che quel suo “devono vedere al centro il cittadino” rischia di rimanere un flatus vocis se non è accompagnato da una “garanzia della qualità dell’erogazione e da tariffe accessibili” “Non so quali siano i modelli migliori – riprende il segretario -, so solo che ce ne sono troppi”. Non si sa se l’accenno abbia come sottofondo la ventilata acquisizione di Area da parte di Hera e Merli non soddisfa la curiosità limitandosi a indicare “la necessità di trovare la strada migliore”.

Esauriti i punti programmatici, il discorso torna sul partito e sulla discussione. Sulla scorta della “saggezza della folla”, Merli torna a indicare anche in questo caso una “formica pilota”: il testamento biologico. “Era considerato uno degli argomenti che avrebbe potuto lacerarci e invece è stato affrontato attraverso il dialogo interno. Prima nel gruppo consiliare, poi in direzione e infine all’esterno con una voce unanime”.

“Non dobbiamo aver paura di discutere – queste le conclusioni -. Il partito sarà più forte se avrà il coraggio di affrontare le sue differenziazioni”. Non come in passato, quindi. Ed ecco il perché di quel “Ferrara 2020”: “da troppo tempo sento parlare di quanto era bello prima… Io non ho nessuna nostalgia. Ho solo nostalgia di quel Pd del 2007, di chi in quei giorni mise assieme i propri valori per creare un’alternativa al centrodestra”.

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