È attesa per oggi, quando scadrà il termine per il deposito, la decisione del tribunale del riesame di Ferrara sui ricorsi relativi ai brevetti Riusa. Le parti che si contendono la proprietà dei brevetti sono l’ex ingegnere capo della Provincia, Gabriele Andrighetti, che insieme al geometra Andrea Fabretti, brevettò il conglomerato capace di unire il riciclo di materiale plastico con sue implicazioni nella pavimentazione stradale, e Area spa, che finanziò la ricerca e la sperimentazione del conglomerato con centinaia di migliaia di euro.
Il valore di quei brevetti è tutto nell’offerta di acquisto ricevuta in passato: una società estera propose di acquistare il “copyright” per 18 milioni di euro.
Il progetto finì nel mirino della guardia di finanza, che trasmise gli atti di indagine alla procura per un’inchiesta che oggi vede sotto accusa l’allora direttore di Area Arrigo Bellinazzo per le ipotesi di corruzione e peculato, Andrighetti per concorso in corruzione e peculato e Fabretti per concorso in corruzione.
Dopo le prime fasi della nascita del brevetto, infatti, per riuscire a sviluppare un prototipo e passare quindi alla produzione su vasta scala, servivano grossi finanziamenti. Area, tramite il suo vertice decisionale, si offrì di sovvenzionare questo tipo di ricerca. Ma prima venne fondata la società Riusa, nella quale entrò come amministratore Bellinazzo, che era anche direttore di Area, attraverso la quale doveva passare la sperimentazione dei brevetti. Di qui l’ipotesi di peculato. Verrà trovata anche una scrittura privata, nella quale i tre decidono già la spartizione dei futuri proventi (20% a Bellinazzo, 41 ad Andrighetti e 39% a Fabretti). Ecco formata l’ipotesi di corruzione. Venne poi deciso che a fare da intermediario tra i rifiuti da smaltire e la loro definitiva trasformazione fungerà la costituenda Etbox, di cui Bellinazzo era socio di maggioranza. Etbox doveva trattenere il 5% su ogni commissione.
Nella sua memoria di 30 pagine presentata in udienza ieri mattina, l’avvocato Alberto Bova, che difende Andrighetti, sostiene i motivi del dissequestro e dell’assegnazione dei brevetti in capo al suo assistito, dal momento che “i fatti contestati non costituiscono reato e, se non c’è stato reato, cadono le ragioni stesse del provvedimento conservativo”. “Area inoltre – prosegue Bova – operò secondo la trasformazione della normativa voluta dal decreto Bersani, che impediva a società pubbliche di svolgere attività commerciali”.
Di parere opposto l’avvocato Fabio Anselmo, che cura gli interessi di Area, che ha chiesto il rigetto dell’istanza di Andrighetti e rivendica in capo alla società la proprietà dei brevetti.
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