Musa, roba da ricchi. Il sistema di controllo degli accessi alla ztl del centro di Ferrara rischia di creare più discriminazione che altro. E non serve alla sicurezza. Parola di Mauro De Marchi, segretario provinciale del sindacato di polizia Silp, che dall’alto di oltre 35 anni di esperienza come “operatore della sicurezza”, come lui stesso si definisce, esprime dure critiche sul sistema che sta adottando il Comune di Ferrara sulla scia di altre analoghe esperienze già operative sul territorio nazionale.
“Il mio non vuole essere un “J’accuse” nei confronti di una singola amministrazione comunale – premette De Marchi -, vuole essere un grido d’allarme contro un sistema imperante, ormai generalizzato, supinamente accettato dalla stragrande maggioranza dei cittadini con la scusante di salvaguardare i centri storici e di incrementare i controlli e la vigilanza”.
In primo luogo a far storcere il naso al sindacalista della polizia è la telecamera che, “in quanto tale, non può effettuare alcun tipo di controllo sugli occupanti di un veicolo, siano essi drogati, ubriachi, malfattori, delinquenti o brave persone, ovvero abbiano essi qualsiasi necessità di percorrere un determinato tratto di strada, in un qualsivoglia momento della giornata”. Per non parlare poi “di portatori di handicap, operatori della sicurezza o dell’emergenza, che possono avere un immediato bisogno di transitare in un luogo, seppure tale accesso sia sottoposto a limitazioni, obblighi o divieti di circolazione”.
Si aggiunga poi che, qualora l’accesso alla zona “vigilata” da telecamere venga sanzionato sulla scorta delle sole immagini registrate, “il malcapitato utente – fa notare il segretario Silp -, per esercitare il proprio diritto di ricorrere giurisdizionalmente al giudice di pace deve versare un “balzello” di 38 euro, come previsto dalla normativa vigente che, a mio parere, non rispetta il dettato Costituzionale che prevede agli artt. 3 e 24 che debbano essere rimossi gli ostacoli alla parità di accesso alla giustizia e soprattutto non vi possono essere ostacoli di natura economica”.
E qui si vengono a rimarcare sostanziali differenze dal punto di vista economico tra i cittadini: “forse non tutti sono a conoscenza – continua De Marchi -, ad esempio, che sottoponendosi ad una ulteriore contravvenzione di 275 euro, prevista dal codice della strada, il cittadino che ha subito un accertamento per violazione dei limiti di velocità, evita di essere sanzionato con la decurtazione dei punti sulla patente di guida, non fornendo i dati sul conducente del veicolo. Ovviamente anche questa possibilità viene ampiamente sfruttata da chi ha un reddito elevato, a discapito di chi non ha possibilità economica e subisce una ulteriore penalizzazione”.
Alla mano in tasca dei cittadini si aggiunge un altro punto dolente di queste “imposte indirette”: a differenza degli stipendi, “le contravvenzioni vengono regolarmente adeguate ogni primo giorno di gennaio di ogni anno”.
Si tratta insomma, secondo De Marchi, di “una situazione che necessita di attente riflessioni e di un cambio di rotta. La prevenzione, la sicurezza non si possono fare con le telecamere e con i “balzelli” che, purtroppo, sicuramente sono necessari agli asfittici bilanci comunali, depauperati da politiche nazionali di taglio indiscriminato. Il controllo che può essere operato “de visus” da una pattuglia non può essere sostituito da uno strumento elettronico e, in conclusione, l’onere di contribuire alle spese correnti dello Stato, a tutti i livelli, non può più essere demandato alle fasce sociali più deboli”.
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