Politica
13 Maggio 2010
La Finanza racconta due anni di indagine e sequestra i brevetti milionari

Area, undici faldoni di misteri

di Marco Zavagli | 4 min

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Undici faldoni. Tanti sono gli indizi raccolti in due anni di indagini dalla Guardia di Finanza alla voce “Area”. La società di servizi e smaltimento rifiuti che serve 19 comuni del Medio e Basso ferrarese è da tempo nell’occhio del ciclone per quattro inchieste che stanno facendo tremare ambienti politici e imprenditoriali. Alcune volte a proposito, altre meno. Ecco perché “è giunto il momento di chiarire alcuni aspetti che altrimenti potrebbero creare confusione”. Queste le parole del colonnello Fulvio Bernabei che, insieme al colonnello Carlo Pasquali, ha convocato ieri la stampa per spiegare fin dove arrivano le inchieste e quali siano le responsabilità al momento accertate o presunte.

Per prima cosa “dalla vicenda emerge la condotta di alcuni esponenti dell’apparato, ma nessuna implicazioni di livello politico”. Sui giornali a questo proposito si erano fatti dei nomi altisonanti. Dall’Acqua? “Estraneo nella maniera più assoluta, anzi rappresenta la parte danneggiata”. Bertelli? “Non ci sono riscontri”.

L’attività della Finanza “ha riguardato principalmente chi era in grado di formare tecnicamente la volontà di Area, ossia Arrigo Bellinazzo”, l’ex direttore della società di via Volta. Tutto ebbe inizio a gennaio 2008. “Partimmo da una normale verifica fiscale di Area – ricorda Bernabei -, in quanto spa: avendo come soci 19 Comuni è di fatto una società pubblica e deve sottostare ai controlli della Corte dei Conti”.

La prima cosa che finisce sotto gli occhi dei militari è l’affidamento per quasi 4 milioni di euro dei lavori della discarica Crispa. “Per noi non erano lavori di somma urgenza – sottolinea Pasquali -. Da qui scopriamo ulteriori fatti: troviamo diversi tipi di contratti con cui Area cerca di smaltire materie plastiche riutilizzandole come fondo stradale. E notiamo una commistione con soggetti come Gabriele Andrighetti, allora ingegnere capo della Provincia di Ferrara”.

Si trattava del progetto Riusa, le cui indagini sono in via di conclusione. Al di là dell’aspetto tecnico dei contratti (la politica sovvenzionava perché vedeva un possibile ritorno positivo per la collettività) alcuni funzionari hanno approfittato della loro posizione a proprio vantaggio: “secondo la nostre risultanze – prosegue Pasquali – Arrigo Bellinazzo firmando i contratti per Area entrò in conflitto di interesse”. Ma dove sta l’interesse personale? Andrighetti, insieme al geometra Fabretti, brevettarono un conglomerato capace di unire il riciclo di materiale plastico con sue implicazioni nella pavimentazione stradale.

Dopo le prime fasi, per riuscire a sviluppare un prototipo e passare quindi alla produzione su vasta scala, servono grossi finanziamenti. Area, tramite il suo vertice decisionale, si offre di sovvenzionare questo tipo di ricerca. Ma prima viene fondata la società Riusa, nella quale entra come amministratore Bellinazzo, che è anche direttore di Area, attraverso la quale doveva passare la sperimentazione dei brevetti. Di qui l’ipotesi di peculato. Verrà trovata anche una scrittura privata, nella quale i tre decidono già la spartizione dei futuri proventi (20% a Bellinazzo, 41 ad Andrighetti e 39% a Fabretti). Ecco formata l’ipotesi di corruzione. Viene poi deciso che a fare da intermediario tra i rifiuti da smaltire e la loro definitiva trasformazione fungerà la costituenda Etbox, di cui Bellinazzo è socio di maggioranza. Etbox trattiene il 5% su ogni commissione.

Area in questa vicenda risulta come parte lesa. Per quanto riguarda invece i controlli da parte degli amministratori, questa sarà materia della Corte dei Conti, cui le fiamme gialle hanno già trasmesso gli atti. Nel registro degli indagati finiscono Bellinazzo per le ipotesi di corruzione e peculato, Andrighetti per concorso in corruzione e peculato e Fabretti per concorso in corruzione.

Viene quindi la fase di ricerca di capitali (in tutto l’operazione costerà 940mila euro). Bellinazzo, sempre secondo le risultanze investigative, individua alcuni fondi regionali che potrebbero servire allo scopo: 500mila euro destinati a progetti di sviluppo del territorio. In ballo nell’assegnazione di questi fondi c’è anche la Sacca di Goro, ma le scelte politiche della Regione ricadono su Copparo (“Scelta questa – rimarca la Finanza – pienamente legittima alla luce dell’opportunità di creare ricchezza per la collettività”). In questo segmento si innesta il rifiuto di firmare da parte dell’allora sindaco di Copparo Maria Teresa Bertuzzi, che si accorge che in tutta questa operazione insite un interesse privato.

Passano intanto sei mesi prima della stretta dell’accordo finale, tempi giudicati troppo lunghi dalla polizia tributaria, che teme che questo procrastinarsi della vicenda possa arrecare un danno allo Stato e decide di intervenire prima che si concretizzi il tutto: “per questo si parla di tentata truffa, abbiamo bloccato questa iniziativa prima che potesse concretizzarsi”.

E pochi giorni fa, questa la vera novità, sono stati sequestrati i quattro brevetti profitto della presunta attività illecita. Per definire la proprietà di questi potenziali “tesori” si aprirà presumibilmente un contenzioso in sede civile e Area si è già attivata per far valere i propri diritti. Per dare un’idea di quanto possano essere appetibili quei brevetti sul mercato, basta considerare un’offerta di acquisto arrivata dall’estero che parla di 18 milioni di euro.

L’ultimo capitolo dell’inchiesta su Area, quello più recente, riguarda invece le società estere, create qualche anno fa, sulle quali la Finanza inizia a indagare nel 2008. Le fiamme gialle si stanno ancora muovendo per chiarirne ogni aspetto, “ma se qualcuno sa qualcosa o vuole chiarire la propria posizione, noi siamo qui”.

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