Lun 30 Set 2013 - 448 visite
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Centro Videoarte, Maisto ‘smentisce’ Wikipedia

Per recuperare le più di 130 opere il Comune di Ferrara punta ai fondi europei

admin-ajax (6)Le opere prodotte dal Centro Videoarte di Ferrara non sono state dimenticate, e per il loro recupero il Comune di Ferrara punterà anche ai fondi europei. Parola dell’assessore Massimo Maisto, che smentisce categoricamente le voci di un abbandono da parte dell’amministrazione delle preziose produzioni curate da artisti anche di fama internazionale durante i 22 anni di attività del centro. Voci alimentate in primo luogo da una pagina Wikipedia dedicata, che descrive la storia, le funzioni e la fine dell’ambizioso progetto video-artistico nato nel 1972 e, nelle conclusioni, afferma che “fu chiuso nel 1994, e della valorizzazione del suo patrimonio prodotto, più di 130 opere, non si sa più nulla, come del suo stato di conservazione e di fruibilità”.

Il centro Videoarte di Ferrara era un progetto nato negli anni ’70 che si proponeva di creare una rete televisiva via cavo a Ferrara, con un target interessato soprattutto all’arte e agli eventi culturali della città. L’idea partì da Lola Bonora, che lo ha diretto fino al 1994, quando andò in pensione, con la collaborazione di Carlo Ansaloni e Giovanni Grandi. Negli anni ’70 le produzioni audivisive – in gran parte divulgative e documentariste – contarono sulla produzione di artisti di riconosciuta fama, tra cui Marina Abramovic, Gianni Toti, Emilio Vedova o Gianfranco Baruchello. Negli anni la sua attività si diversificò in vari modi, dalla creazione di installazioni artistiche a Ferrara all’organizzazione di eventi e convegni di rilevanza anche internazionale, come U-tape, L’€™immagine Elettronica ed Eu-video.

Dopo la sua chiusura nel ’94 le registrazioni del Centro Videoarte furono effettivamente dimenticate a lungo, e solo nel gennaio 2012 il Comune stipulò un accordo con l’università di Udine per il completo recupero delle opere e, in un secondo momento, anche per eventuali pubblicazioni, esposizioni, stage e iniziative divulgative per diffondere la conoscenza dei materiali del fondo. “Il lavoro con l’università di Udine – afferma l’assessore alla cultura Massimo Maisto – sta procedendo e non è vero che le opere sono state dimenticate. Si tratta di un lavoro molto lungo e complesso, e come sempre dobbiamo confrontarci anche con il problema di reperire le risorse necessarie, ma ho segnalato più volte come il recupero di quel patrimonio, assieme al fondo Antonioni, fosse uno dei miei obiettivi di mandato”.

La scelta di rivolgersi all’ateneo friulano piuttosto che a quello ferrarese risiede per Maisto nelle peculiarità del lavoro: “Si tratta di materiali che necessitano di cure molto particolari e di registrazioni su supporti che oggi non si utilizzano più. L’università di Udine è specializzata proprio in questo tipo di interventi e ha svolto una funzione analoga anche per la Biennale di Venezia”. Il problema maggiore è quello di reperire le risorse per finanziare gli interventi. “Fino a questo momento le spese sono state in capo al Comune di Ferrara – conclude Maisto – ma assieme all’università di Udine stiamo cercando altri strumenti per il finanziamento, e probabilmente punteremo anche ai fondi europei”.

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