Ven 5 Lug 2013 - 6216 visite
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Vescovo e orge, ma in questura nessuna denuncia

Nell'ultimo anno non risultano denunce per atti osceni o blasfemi: situazione tranquilla

adminDopo il “postribolo” il vescovo di Ferrara, nel giustificare il termine usato, rincara la dose. E descrive orge e scene di empietà davanti al duomo. In un’intervista al Carlino Luigi Negri racconta di visioni da sabbah delle streghe proprio sotto le sue finestre: “persone intente in atti di promiscuità. Ho visto scene di sesso tra due ragazzi e un gruppo, evidentemente ubriaco, coinvolto in atteggiamenti orgiastici. Io non ho mai visto un postribolo. Ma l’idea era quella”.

Non risultano però in questura denunce per atti osceni o contrari alla religione, anzi da un anno a questa parte – salvo qualche schiamazzo e lite – la situazione è descritta come molto tranquilla, ma il vescovo garantisce di esser stato testimone di tutto ciò mentre tornava a casa alle 3 di notte. E tra i rimedi proposti, se le amministrazioni locali non metteranno freno alla “movida” ferrarese (che tra l’altro non ha mai dato adito a episodi rilevanti da codice penale), come extrema ratio pensa già alla recinzione della parte antistante l’ingresso del Duomo.

Un’uscita, quella del capo della curia estense, che un risultato sicuramente l’ha ottenuto. Quello di alimentare un dibattito quasi a senso unico. Pochi e prevedibili i tentativi di difesa, in cui si cerca di allargare il discorso di monsignor Negri a una visione globale delle nuove generazioni: nel suo ‘sermone del postribolo’ il vescovo catechizzava la Generazione X parlando di “centinaia o migliaia di giovani” ai quali è permesso di “bruciare la loro vita, quasi tutte le notti, in enormi sbronze di alcol e droga. Certamente non consentirò più, e studieremo i modi, che la piazza della Cattedrale, corpo unico con la Cattedrale stessa, e quindi nella piena disponibilità della Chiesa di Ferrara-Comacchio, possa servire a queste vicende che, come ho già detto altre volte, sono un postribolo a cielo aperto”.

Ben più numerose invece le critiche all’ultima di una lunga serie di posizioni discutibili o, “retrograde”, secondo molti interventi. Lo stesso Tagliani, il sindaco più vicino alle posizioni cattoliche della storia repubblicana di Ferrara, a dibattito scoppiato è sceso nella tribuna della polemica per battezzare come “giudizio sommario” le parole del sacerdote, rammentando tra l’altro un fattore non certo secondario della movida ferrarese. “Ricordo – afferma il sindaco -, a chi non abbia memoria del passato che proprio la città viva ed il venir meno degli esodi dello “sballo” ha  contribuito alla riduzione assai significativa della mortalità stradale fra i giovani, una tragedia immane fino a qualche anno fa”.

Un concetto ripreso anche da Carlos Dana, ex consigliere di Forza Italia e presidente dell’Anmic provinciale (Associazione mutilati e invalidi civili), che si definisce “sconcertato” di fronte  “a quanta ingenuità, incomprensione e frustrazione emergono dalla presa di posizione di parte di Mons. Negri”. Una poszione che “va contro non solo al ruolo fondamentale della chiesa, di avvicinare i giovani alla fede e la Chiesa stessa ad essi  come anche auspicato da Papa Francesco, ma va contro anche al semplice e forse opportunistico buon senso: coloro che danno vita alle serate del mercoledì davanti al duomo, sono in prevalenza studenti universitari provenienti da tutta l’Italia, che rappresentano la maggior entrata economica della nostra realtà, perché oltre ad acquistare “alcool e droga”, essi inoltre pagano rette universitarie, pagano l’affitto, mangiano, usano i trasporti e fanno acquisti nei negozi. Generalizzare e farli apparire tutti come delinquenti, alcolisti e drogati è ingiusto ed  inadeguato poiché travalica il confine che c’è tra fare la predica ed insultare”.

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