Cronaca
13 Marzo 2026
Depositate quattro istanze da parte di altrettanti ex dipendenti per chiedere stipendi arretrati da mesi e tfr

Telestense, pochi giorni per capire se sarà liquidazione giudiziale

di Redazione | 3 min

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Quattro istanze di fallimento pendono sulla testa e sul futuro di Telestense. Ieri mattina, davanti al giudice Mauro Martinelli, si sono incontrati i protagonisti involontari del triste declino della storica emittente televisiva ferrarese.

Quattro istanze di fallimento depositate da altrettanti ex dipendenti (un giornalista, due tecnici e una amministrativa) con le quali chiedono di avere quanto spetta in termini di mensilità arretrate di stipendi e tfr.

La proprietà, rappresentata dall’ingegner Flavio Bighinati, assistito dall’avvocato Stefano Tonozzi, ha depositato un’istanza di rinvio, affermando di aver trovato un accordo con un importante partner attivo nelle telecomunicazioni e di aver già in tasca un finanziamento bancario utile per saldare parte degli arretrati.

Un tentativo che non è andato a buon fine, visto che il giudice – al termine dell’udienza pre-fallimentare in camera di consiglio – ha congedato le parti e ora preparerà una una relazione da inviare al collegio, organo deputato a decidere sulla eventuale liquidazione giudiziale della società Rei, editrice di Telestense.
Le tempistiche prevedono tempi molto ravvicinati. Si parla di giorni, forse una settimana, prima di conoscere l’esito processuale della vicenda.

Attualmente sono circa una quindicina gli ex dipendenti che vantano dei crediti nei confronti dell’emittente. Si va dai tecnici che contano tra le sette o le otto mensilità (oltra al trattamento di fine rapporto) agli ultimi giornalisti rimasti per i quali si parla di un anno di stipendio.

I dipendenti sono assistiti dagli avvocati Lorenzo Cingolani dell’Aser (Associazione stampa Emilia-Romagna), Alessandra Rossi della Cgil ed Enrico Fantini.

La crisi di Telestense parte da lontano, precisamente dal 2018. In quel periodo si era assistito a una prima onda di licenziamenti volontari. Da un anno la situazione è precipitata, tanto che sono venute a mancare anche le risorse di personale per mettere in onda il telegiornale.

Secondo la proprietà, le radici della crisi affondano nel 2012, con l’avvento del digitale terrestre, che ha imposto a Telestense – come a molte altre tv locali – un profondo riassetto tecnologico e commerciale. L’esplosione del numero di canali ha ridotto la visibilità delle emittenti generaliste, mentre il mercato pubblicitario si è frammentato, rendendo indispensabili i contributi pubblici all’editoria.

A questo si era aggiunto, nel periodo Covid, il mancato raggiungimento della quota di contributi statali straordinari prevista.

I nuovi criteri infatti penalizzarono notevolmente le emittenti più piccole. Il bando del periodo pandemico assegnava infatti il 95% delle risorse alle prime 100 tv della graduatoria nazionale, lasciando alle restanti 40 solo il 5%. Una disparità che portò Telestense e altre emittenti a presentare ricorso contro lo Stato, denunciando una violazione del principio di libera concorrenza. La battaglia legale, però, si è chiusa nel 2025 con la sentenza della Corte Costituzionale, che ha dato torto alle ricorrenti.

Nel frattempo il personale, tra grandi sacrifici, ha provato a stringere i denti e portare avanti il lavoro quotidiano ma, dopo le ennesime rassicurazioni infondate, hanno deciso di ricorrere alle vie legali.

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