Lite fuori da un bar del centro, il Questore firma tre “Daspo Willy”
Tre "Daspo Willy" sono stati emessi dal Questore di Ferrara nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in una lite avvenuta all’esterno di un locale del centro cittadino
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Comacchio. Dopo un calvario durato 600 giorni, lo scorso 5 marzo, è morto il 70enne di Comacchio che, a luglio di due anni fa, era rimasto gravemente ferito in un incidente stradale. Quel giorno, a Comacchio, l’uomo stava viaggiando in sella al proprio scooter Kymco insieme al nipote quando era rimasto coinvolto in un violento scontro con un’automobile, riportando lesioni molto gravi.
Per quell’episodio, davanti al tribunale di Ferrara, era già stato incardinato un processo a carico di una 50enne di Modena che era al volante della vettura, accusata di lesioni personali stradali gravi. Ma ora, con la morte dell’uomo, quel procedimento – la cui ultima udienza era fissata lo scorso 9 marzo – è stato sospeso e la Procura ha aperto un’indagine per omicidio stradale a carico della donna.
A occuparsene è la sostituta procuratrice Silvia Clinca che, durante le prossime ore, conferirà l’incarico al medico legale per svolgere l’autopsia sul corpo del 70enne con l’obiettivo di arrivare a chiarire l’esistenza o meno di un nesso di causalità tra il decesso dell’uomo e le ferite riportate nell’incidente oppure se la morte sia avvenuta per cause non direttamente legate al grave sinistro stradale.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna – per colpa consistita in negligenza, imprudenza e imperizia – mentre percorreva viale Margherita, giunta all’incrocio con via Valle Isola, avrebbe effettuato una svolta a sinistra in direzione di Comacchio senza utilizzare l’apposita corsia di canalizzazione presente sulla carreggiata, e quindi senza dare la precedenza al ciclomotore su cui viaggiava il 70enne, che stava procedendo proprio verso la cittadina lagunare.
L’impatto fu violento e, a seguito dello scontro, lo scooter finì nel fosso. Il nipote dell’uomo venne trasportato in ambulanza all’ospedale del Delta di Lagosanto con ferite non gravi, mentre il 70enne fu elitrasportato in condizioni serie all’ospedale Bufalini di Cesena, dove rimase ricoverato fino al 2 dicembre 2024.
Una volta dimesso, tuttavia, il quadro clinico non registrò miglioramenti: l’uomo – assistito dall’avvocato di parte civile Denis Lovison, che rappresenta anche i famigliari della vittima – dovette convivere con gravi postumi permanenti, che lo avevano portato a perdere la propria autonomia e a necessitare di assistenza continua, fino alla morte avvenuta la scorsa settimana e su cui adesso gli accertamenti che saranno delegati dall’Autorità Giudiziaria vogliono fare chiarezza.
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