Cronaca
30 Aprile 2012
Tutti prosciolti dal tribunale i 25 sanitari indagati

Morte D’Angelo, non ci fu colpa medica

di Marco Zavagli | 2 min

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Francesco D’Angelo non poteva essere salvato. È la decisione che arriva dal tribunale di Ferrara nell’ambito del procedimento che vedeva indagate 25 persone per i fatti dell’8 novembre 2010.

Quel giorno D’Angelo, 54 anni, fu ricoverato al pronto soccorso di Cento per una forte emicrania: una tac gli riscontrò una piccola emorragia e per questo fu immediatamente visitato a Ferrara. Dopo poche ore, si decise il ricovero al reparto centese di medicina. All’indomani, alla sera di martedì 9 novembre, risale il trasporto di Francesco D’Angelo al Sant’Anna: l’uomo subisce un intervento d’urgenza in Neurochirurgia per un’emorragia celebrale. Ma da questo non si riprese più: D’Angelo morì una settimana dopo, il 18 novembre, presso il reparto di Rianimazione di Ferrara. Allora il decesso fu ricondotto a complicazioni legate ad un’infezione causata da un’emorragia cerebrale.

Dopo aver emesso 25 avvisi di garanzia, uno per ogni persona, tra medici e infermieri, che prese in carico il paziente (18 dipendenti dell’ospedale Sant’Anna e 7 del SS. Annunziata), il pm Ombretta Volta chiese una perizia per chiarire gli aspetti clinici e il gip Silvia Marini incaricò il medico legale Giovanni Ciraso e il neurochirurgo Giovan Battista Soattin di chiarire le cause della morte. Secondo i periti dell’università di Padova l’emorragia era imprevedibile e qualsiasi comportamento terapeutico diverso, oltre che non richiesto dal protocollo, non avrebbe mutato la situazione.

Alla luce di quelle conclusioni la procura chiese l’archiviazione, cui si oppose l’avvocato dei famigliari, Fabio Anselmo, che nel corso della relativa udienza aveva lamentato la non certezza sulla causa del decesso e sostenuto come il rimpallo del paziente da un ospedale all’altro avesse aggravato le sue condizioni di salute: sarebbe servito, secondo la parte offesa, un ricovero in una stroke unit e un diverso utilizzo del medicinale anticoagulante che venne sospeso per consentire l’operazione.

Al termine della discussione Anselmo aveva chiesto che fosse rinnovata la perizia e che fossero sentiti parenti e conoscenti della famiglia, oltre ai medici che lo ebbero in cura. Il gip si era riservato la decisione, che è arrivata nei giorni scorsi: opposizione rigettata e non luogo a procedere per medici e infermieri.

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