Cronaca
15 Marzo 2012
L’indagine che ha portato all’arresto di un ferrarese di 30 anni per pedopornografia

Si fingeva una ragazzina per adescare la giovane preda

di Marco Zavagli | 4 min

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La sua amica di cui si era innamorato non era un’adolescente come lui. Dall’altra parte del cavo chi lo aveva irretito era un adulto. Un uomo di 30 anni, tra l’altro con una professione che lo porta ogni giorno a contatto con dei ragazzini. La polizia ha arrestato un ferrarese, educatore presso una cooperativa di servizi per le scuole, per i reati di divulgazione e detenzione di materiale prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di minori.

L’esito dell’indagine, condotta dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna, è stato presentato in conferenza dal comandante della Polizia postale di Bologna, Geo Ceccaroli, affiancato dal capo di gabinetto della questura di Ferrara Pietro Scroccarello e dall’ispettore Marco Ferrari di Modena.

La vicenda nasce nel 2011 con quella che all’apparenza sembra un’infatuazione adolescenziale, anche se maturata via chat. Lui è un ragazzino di 12 anni residente nella provincia di Modena. Lei dice di averne 14 e di abitare a Ferrara. La relazione nasce tramite un famosissimo circuito, windows messenger. A poco a poco la “ragazza” riesce a conquistare la giovanissima preda e lo convince a inviarle fotografie in pose, diciamo, osé. Lei contraccambia con immagini che non lasciano nulla all’immaginazione.

“Il gioco del’intraprendente ragazza – prosegue nel racconto il comandante Ceccaroli – viene scoperto grazie a un genitore attento”, che si accorge del troppo tempo che il figlio passa da solo davanti a quel monitor. Si insospettisce e controlla il computer. Dalla cronologia risale ai messaggi e alle foto. A questo punto – siamo a settembre – 2009 – non ci pensa due volte e segnala tutto alla polizia.

L’input alle indagini è innescato. Dalla questura di Modena parte la richiesta di riconoscimento dell’utenza della chat alla polizia postale di Bologna. Si arriva all’identificazione dell’ip utilizzato dalla sedicente ragazzina. Che in realtà è un uomo di 30 anni, residente a Ferrara, di professione educatore presso una cooperativa di servizi per le scuole medie.

La procura di Bologna ordina la perquisizione e la polizia trova, presso l’abitazione del 30enne, che abita con l’anziana madre, il computer utilizzato per chattare. Nell’hard disk vengono rinvenuti i messaggi e le foto scambiate con il dodicenne. Non solo. “All’interno del pc abbiamo trovato – aggiungono gli inquirenti – circa 500 filmati di natura pedopornografica, gran parte dei quali autoprodotti (non si sa se dallo stesso indagato o da altre persone)”.

“Non è possibile escludere a questo punto – precisa Ceccarelli – che l’uomo abbia contattato altri minori via internet. Su questo aspetto, come su altri, stiamo proseguendo con le indagini”. Intanto per il 30enne è scattato l’arresto in flagranza, “‘motivato’ anche dal ruolo di educatore ricoperto dall’uomo”.

In attesa della convalida, già richiesta dal pm Barbara Cavallo, l’indagato è stato portato nel carcere dell’Arginone.

L’episodio ferrarese diventa pretesto per gli inquirenti per lanciare un messaggio ai genitori di adolescenti. “I nostri figli – commenta amaro Ceccarelli – si spogliano con un esibizionismo e una facilità disarmante davanti a una web cam. Spesso per gioco, altre volte per pochi spiccioli che magari utilizzano per comprarsi la ricarica telefonica. Sono comportamenti che scandalizzano, ma che sono purtroppo consapevoli”. Non consapevole era invece il malcapitato 12enne, “letteralmente sedotto in modo subdolo da chi era al di là della chat. Ci siamo trovati di fronte a un vero e proprio ‘innamoramento virtuale’”.

Il reato di divulgazione e detenzione di materiale pedopornografico è punito in maniera severa, con pene che oscillano dai 3 ai 12 anni, dal nostro ordinamento. Ordinamento che ancora però presenta qualche lacuna in materia, non avendo ancora recepito le direttive Onu della Convenzione di Lazarote del 2007, che punisce anche il mero adescamento di minore via web. A maggior ragione “dobbiamo essere attentissimi ai comportamenti dei nostri figli – prosegue il dirigente della Polpost -, che lasciamo troppo tempo soli davanti al computer. Dobbiamo capire il loro mondo, del tutto nuovo per le nostre generazioni. Un mondo dove gli amici non si contano più sulle dita di una mano ma sono migliaia, come quelli di un profilo facebook, anche se mai incontrati prima, e dove un fidanzamento si rompe con un sms”.

E i numeri di un fenomeno tutt’altro che in calo sono preoccupanti. Gli arresti sono raddoppiati dal 2008 ad oggi (da 4 a 8 in Emilia-Romagna), mentre le denunce negli ultimi anni, sono passate dalle 83 del 2008 alle 74 del 2009, 10 nel 2010 e 22 nel 2011. I siti internet monitorati, sempre prendendo in considerazioni gli anni 2008-2011, sono stati 847, 912, 332 e 326. Quelli finiti nelle black list (oscurati dal gestore) sono stati 62, 108, 146 e 47.

In ogni caso risultano sempre utili, per eventuali segnalazioni, gli indirizzi internet www.poliziadistato.it e www.commissariatodisp.it. Dal 2009 è attivo anche il Cncpo, centro internazionale contro la pedopornografia on line, per individuare i siti di cui diffidare.

La stessa Polizia postale è attivissima a livello di formazione nelle scuole con il progetto “non perdere la bussola”.

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