Cronaca
18 Gennaio 2012
Il 21 giugno il processo in cassazione. La madre: “Un giorno che Federico attende da sei anni”

Aldrovandi, l’ultima parola

di Marco Zavagli | 4 min

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L’ultima parola era stata detta il 10 giugno 2011 dal giudice Daniela Magagnoli, presidente della prima sezione della Corte d’Appello di Bologna, che dopo tre ore e mezza di camera di consiglio pronunciò la conferma della condanna di primo grado a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo.
I quattro poliziotti imputati dell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, morto a 18 anni in via Ippodromo a Ferrara il 25 settembre 2005, hanno fatto ricorso in Cassazione. La data per la sentenza definitiva è il 21 giugno 2012, davanti alla Corte di Cassazione, a Roma.
Gli avvocati difensori di Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri e Enzo Pontani avevano presentato ricorso a fine ottobre per presunti vizi nell’iter logico che condusse alle prime due sentenze di condanna (vai all’articolo).
Tra i vari motivi di appello presenti nei ricorsi separati depositati dai legali, figurano – in estrema sintesi – la mancata individuazione della azione alternativa che gli agenti avrebbero dovuto tenere e della efficacia salvifica di ipotetiche manovre di contenimento; la non corretta valutazione del rapporto di forze in gioco per quantificare l’eccesso colposo; l’asserita presenza di una delle due volanti della polizia prima delle chiamate al 113 dei residenti.
Secondo la Corte di Appello di Bologna, invece i quattro poliziotti, quella notte di settembre 2005, hanno “scelto di porre in essere un’azione di contenimento e di repressione non necessaria nei confronti di un soggetto che aveva invece bisogno di trattamento terapeutico” (vai all’articolo). Quell’intervento, secondo i giudici di secondo grado, fu costellato di errori. A partire dal non aver chiamato un’ambulanza per un “ausilio di carattere medico psichiatrico che si imponeva per la presenza di un soggetto in fase di agitazione acuta” e nel “non avere interrotto l’azione nel momento in cui era apparso chiaro si stava trasformando in un autentico pestaggio, nell’avere accettato quella violenza gratuita, assolutamente vietata dalle regole”.
Ognuno di loro, infatti, “ha “ingaggiato” senza reale necessità che non fosse, evidentemente, quella di vendicare l’affronto subito poco prima da Pontani e Pollastri, la seconda colluttazione; ognuno di loro, infatti, ha percosso con i manganelli o a calci Aldrovandi, anche dopo che era stato atterrato; ognuno di loro, infatti, non ha richiesto l’invio di personale medico prima e invece di “bastonare di brutto per mezz’ora” Aldrovandi, ma soltanto dopo averne vinto con violenza la resistenza”.
Infine, la gravità del fatto è “accentuata dal discredito che la condotta dei quattro appellanti ha comportato per il corpo di Polizia cui – ancora – essi appartengono, implicitamente riconosciuta con il tempestivo e pingue risarcimento riconosciuto in via transattiva dal Ministero dell’Interno prima della celebrazione del processo d’appello”.
Davanti alla Suprema Corte ci saranno solo gli avvocati della difesa, dal momento che la famiglia, dopo il risarcimento di quasi due milioni di euro proposto dallo Stato, dopo il primo grado non si è più costituita parte civile.

“Il 21 giugno è il primo giorno d’estate – commenta la madre del ragazzo, Patrizia Moretti -; era un giorno che Federico aspettava sempre con ansia. Per lui era un giorno importante e spero che questo sia di buon augurio per confermare l’esigenza di giustizia che sentiamo per lui”. Quanto all’ultimo giudizio, la madre spera “che finisca nel modo giusto, per rispettare tutto quello per cui abbiamo lottato in questi sei anni. E spero che chi ha fatto tanto male non possa più fare quel lavoro. Questa per me sarebbe la vera giustizia”.

Anche il padre del 18enne, Lino Aldrovandi, pensa già al 21 giugno. “Quel giorno – scrive sul blog della moglie -, dopo un lungo e faticoso percorso, quelle tue grida di aiuto e basta inascoltate di quella mattina, forse si placheranno, per lasciare spazio alla tua ultima carezza, per poi volare via nell’immensità del cielo, ricordato come un figlio di tutti“.
Intanto un altro processo, questa volta di appello, è atteso per il 21 marzo. Per quella data è fissato infatti il secondo grado per l’Aldrovandi bis, che vide la condanna di tre funzionari della questura per i depistaggi e le omissioni avvenute nel corso dell’inchiesta sulla morte di Federico.

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