Cronaca
29 Ottobre 2011
Trombini: “Sono diversi i punti contraddittori delle prime due sentenze”

Aldrovandi, depositati i ricorsi per Cassazione

di Marco Zavagli | 3 min

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Verrà depositato questa mattina il ricorso per Cassazione del processo Aldrovandi. Gli avvocati dei quattro agenti condannati lo scorso luglio in secondo grado per omicidio colposo si accingono a fare il terzo passo del lungo percorso per accertare la verità processuale sulla morte di Federico.

I ricorsi saranno separati, con ogni avvocato che presenterà i propri motivi di appello alla Suprema Corte, che sarà quindi chiamata nell’arco di un paio di mesi a pronunciarsi sull’accoglimento o meno delle istanze.

Di sicuro c’è che le difese non saranno più “granitiche”, come le definì il giudice di primo grado Caruso. Già l’avvocato Gabriele Bordoni, nel commentare la sentenza d’appello, anticipò quale sarebbe stata in un eventuale terzo grado la propria strategia: “Bisogna individuare con precisione la condotta di ognuno. Se una testimone dice che una o due persone gravavano sul torace, voglio sapere se era una o erano due e se era biondo o moro” (vai all’articolo).

Ma diversi sono i presunti difetti della sentenza della corte d’appello che le difese cercheranno di sostenere. A cominciare dalla “mancata indicazione della pretesa azione alternativa e della efficacia salvifica di ipotetiche manovre di contenimento che gli agenti avrebbero dovuto adottare”, come sostiene l’avvocato Trombini nel suo ricorso. In sostanza il penalista chiede di sapere quale diverso approccio andava eseguito: “qualsiasi azione colposa – spiega – si basa su un’alternativa in grado di evitare l’evento”.

Un altro “grave difetto” Trombini lo evidenzia nella “valutazione del rapporto di forze in gioco: una volta riconosciuta l’agitazione psicomotoria del ragazzo e la resistenza posta in essere, se si sostiene che ci sia stato un eccesso colposo, vanno bilanciate perfettamente le forze contrapposte messe in campo; a quale altezza la Corte posiziona l’asticella dell’eccesso, se eccesso c’è stato?”.

Viene poi il motivo già addotto, “ma non risolto”, nei motivi di appello di secondo grado. Ossia “il travisamento delle prove dei fatti emerse in dibattimento: i giudici sostengono che una vettura della polizia doveva essere già lì prima ancora delle chiamate di soccorso dei residenti e le urla riferite da Marzola e Chiarelli sarebbero da ricondurre al ragazzo che ha già incontrato due dei quattro agenti”.

Una “contraddittorietà” che ritornerebbe anche nel confronto tra le testimonianze della Bassi e della Tsague: secondo la Corte le due testimoni parlano di segmenti diversi della colluttazione, ma i luoghi descritti non coincidono”. La stessa testimonianze della camerunense “non sarebbe così certa: la signora deduce solo che gli agenti stiano premendo a terra il giovane. In realtà in incidente probatorio racconta di vedere solo le schiene e da qui immagina uno schiacciamento”.

Infine una nota “newtoniana”: la portiera estroflessa che sarebbe stata piegata da Federico aggrappandosi ad essa “e non per schiacciamento conseguente alla caduta del giovane come raccontata dai poliziotti”: “è una ricostruzione, quella della Corte, contraria alle leggi della fisica; ma se così fosse che forza dobbiamo pensare che avesse il ragazzo? E in questo caso come dobbiamo allora valutare la percezione degli agenti?”.

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