Si continua a scavare nella storia delle mura alla ricerca di altre tracce dell’antica Porta dell’Amore. I ritrovamenti avvenuti nelle scorse settimane nell’area del relativo baluardo inducono infatti a proseguire le ricerche in zone non ancora esplorate, per verificare l’eventuale presenza di altri manufatti e ottenere ulteriori informazioni utili al progetto di recupero e valorizzazione di questo tratto di mura.
L’indagine, curata dal Servizio comunale Beni monumentali, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, ha tra l’altro permesso di confermare le ipotesi già avanzate dall’Ufficio Ricerche storiche del Comune, aggiungendo ulteriori elementi alle notizie tratte da testi storici e documenti d’archivio.
Sono stati, infatti, ritrovati i resti del bastione che, al momento della costruzione del baluardo dell’Amore (1578-85), fu in parte demolito e in parte inglobato nella nuova e più ampia fortificazione. “Il piccolo bastione – come riferisce il responsabile dell’Ufficio Ricerche storiche Francesco Scafuri – doveva apparire come una sorta di rivellino e fu realizzato nel 1557 per volere di Ercole II d’Este in difesa della porta omonima, ma non fu mai completamente ultimato; nella cartografia del XVI secolo viene rappresentato, sia pure in maniera molto schematica, come un tipico baluardo cinquecentesco a forma di freccia”.
La scoperta di altre murature, parti integranti dell’intero complesso fortificato, e di un arco che immette in un locale ‘casamattato’ con volta a botte, permette inoltre di ipotizzare la presenza nell’area di una struttura molto più articolata di quanto non si ricavi dalle fonti a disposizione. I nuovi sondaggi punteranno dunque a mettere in luce le altre parti del complesso, a partire dalle strutture eventualmente rimaste della Porta dell’Amore.
“Quest’ultima – come ricorda ancora Scafuri – era caratterizzata da una torre merlata e fu eretta a partire dal 1451 nelle mura di Borso d’Este, ma venne poi soppressa e in parte distrutta nel 1630, quando il frate Giunipero Cappuccino, inviato del Papa, la fece ‘turare’ e ‘terrapienare”.
La somma di 24.700 euro, necessaria al proseguimento della campagna di scavi, sarà finanziata con economie realizzate su opere pubbliche già concluse.
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