Renazzo. Il pm ha chiesto la condanna a otto mesi per violazione di domicilio e lesioni per il carabiniere Daniele Sabino. È la fase conclusiva del processo per rito abbreviato che vede imputato il brigadiere, 41 anni, in forza alla Compagnia di Cento, per fatti avvenuti la notte del 23 gennaio 2010. Fatti per i quali è già pendente un altro processo a parti invertite, con il militare parte civile per presunte resistenza e lesioni nei suoi confronti.
Il tutto per un diverbio notturno. Erano circa le 4 di mattina quando – secondo la versione del ragazzo, Edoardo Tura, 23 anni – il giovane viene fermato da una pattuglia dell’Arma. Il ragazzo, a quell’ora, si trovava in macchina con alcuni amici e l’auto viene controllata dai carabinieri nei pressi di un forno a Renazzo. Al conducente viene fatto l’alcoltest, che risulta negativo. Edoardo scende e si avvia a prendere la propria auto per andare a casa, poco distante. Arrivato a destinazione parcheggia l’auto nel cortile e, mentre sta per rientrare in casa, si vede uno dei due militari che l’avevano fermato prima puntargli contro una pistola e gridare “dov’è la cocaina?”.
A questo punto sarebbero seguiti attimi concitati che sarebbero sfociati con la resistenza e le lesioni a pubblico ufficiale da parte del giovane. Una volta bloccato, però, il carabiniere l’avrebbe colpito – secondo la versione del 22enne – alla testa con il calcio della pistola.
Il ragazzo si farà medicare in seguito al pronto soccorso dell’ospedale SS. Annunziata di Cento. I medici gli prescriveranno una prognosi di 7 giorni per una ferita lacero-contusa al capo. Anche il militare che ha eseguito l’arresto era dovuto ricorrere alle cure sanitarie. Per lui la prognosi fu di 25 giorni.
Tutt’altra invece la versione dell’Arma: il ragazzo non sarebbe stato arrestato a casa davanti ai genitori e i motivi del provvedimento sarebbero dovuti proprio alle sue “escandescenze”.
Di fronte alle versioni opposte, la pm Mariaemanuela Guerra indagò entrambi. A carico di Sabino c’era anche l’ipotesi di falso e arresto illegale, subito caduta. Ora il suo legale, l’avvocato Alberto Bova, lo deve difendere solo da quella di lesioni e violazioni di domicilio, ovviamente aggravate dalla posizione del carabiniere, in quel momento in servizio.
Ieri in camera di consiglio, davanti al gup Piera Tassoni, si è tenuta la discussione. Dopo la requisitoria del pm Barbara Cavallo, ha parlato l’avvocato Fabio Anselmo, secondo il quale “la ricostruzione della difesa è costellata di passaggi non provati”. Il penalista ha parlato poi di “metodiche da stato di emergenza” in relazione al modo in cui sarebbe avvenuta la violazione di domicilio.
Bova ha invece sottolineato come le perizie darebbero ragione all’imputato. “Tutti gli avvenimenti – commenta a margine dell’udienza – sono compatibili con il racconto di Sabino e le stesse lesioni, secondo il perito della procura, confermerebbero la sua versione dei fatti. Il giudice ha disposto le nuove audizioni per uno scrupolo in più. Ma per me il processo è chiuso”.
Prima di chiudersi, però, il gup al termine della discussione, vista la contraddizione sulle modalità di custodia della pistola tra le deposizioni del tenente Segreto e del maresciallo Capuano, entrambi della Compagnia di Cento, ha deciso di risentirli. Verranno riascoltati anche i consulenti della procura (il medico legale Maria Rosa Gaudio) e della parte civile (il medico legale Andrea Zanzi e il dottor Nicola Cuccurachi).
Tutto questo il 28 giugno, quando è attesa anche la sentenza.
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