Schianto in Super, un morto e tre feriti
Incidente mortale lungo il Raccordo Autostradale RA8 Ferrara-Porto Garibaldi nella mattinata di lunedì 15 giugno
Incidente mortale lungo il Raccordo Autostradale RA8 Ferrara-Porto Garibaldi nella mattinata di lunedì 15 giugno
Dopo la notizia che al proprietario di diversi appartamenti nella torre B, Massimo Secchiero, sarebbe stato consentito l’accesso a uno dei locali del grattacielo, accompagnato dall’amministratore di condominio Francesco Donazzi, la risposta degli inquilini e di chi li rappresenta è unanime: “Ci è sembrata una presa in giro”
La sede Caritas ospiterà uno sportello aperto al pubblico e le attività dei volontari. Il nuovo spazio sarà punto di incontro tra volontari, persone fragili e cittadini solidali
Sono 24 le imprese manifatturiere ferraresi che rientrano nel gruppo delle aziende “Controvento”, ovvero quelle realtà capaci di ottenere risultati economici superiori alla media anche in contesti complessi e caratterizzati da forte incertezza
Dal Parco Abbaziale di Pomposa è decollata ufficialmente l’edizione 2026 di “Città dell’Aria”, il progetto filatelico internazionale promosso da Poste della Repubblica di San Marino che quest’anno rende omaggio a due simboli del territorio codigorese: l’Abbazia di Pomposa e l’aviosuperficie di Valle Gaffaro
Rachid era arrivato fin dalla Germania, dove vive e lavora, per vedere il processo che dovrà accertare eventuali responsabilità nella morte di suo fratello. E invece per un banale difetto di notifica l’udienza per omissione di soccorso nella morte di Sahid Belamel è stata rinviata al 4 ottobre.
Sarà il giudice Silvia Giorgi a stabilire se vi fu colpa da parte di chi forse poteva intervenire per fermare l’agonia del ragazzo. I fatti risalgono alla mattina del 14 febbraio dello scorso anno. Quella notte il ragazzo marocchino morì ad appena 30 anni dopo una serata passata nella discoteca Madame Butterfly (vai all’articolo).
Il caso del giovane fece il giro d’Italia, soprattutto per le drammatiche immagine che lo ritraevano seminudo implorare aiuto davanti ai cancelli di un’azienda. Uscito dal locale il giovane, barcollante per il troppo alcol ingerito, scivolò nel canale vicino a via Colombo, in zona pmi, bagnandosi completamente. Si tolse quindi i vestiti che amplificavano il gelo di quella notte e rimasto in mutande aveva continuato a camminare chiedendo aiuto, ma le auto di passaggio proseguirono senza fermarsi o senza chiamare i soccorsi. E lui morì per ipotermia, di freddo, per strada.
Secondo la procura Sahid poteva e doveva essere aiutato. E per questo il pm Nicola Proto ha disposto la citazione diretta in giudizio per quattro persone: Sandro Bruini, 37 anni, addetto alla sicurezza della discoteca; Paolo Nicolini, addetto al parcheggio del locale; l’amico di Sahid, Mounir Zouina, marocchino di 24 anni che passò parte della serata con lui, e il tassista Paolo Campagnoli, 55 anni, che fu chiamato quella notte e, vedendolo in pessimo stato, completamente ubriaco, avrebbe suggerito di chiamare un’ambulanza.
Condotte che, secondo la procura, sarebbero passive appunto di altrettante omissioni di soccorso nei confronti di chi, Sahid, si trovava “in stato di incapacità di provvedere a se stesso per abuso di alcol e in evidente bisogno di aiuto”.
Bisognerà ora attendere dopo l’estate. Un’attesa che comunque non impensierisce l’avvocato Gianluca Filippone, che assiste Rachid per la costituzione di parte civile. “L’aspetto positivo – sottolinea – è che il processo sia in piedi. Anche se la partenza è falsa, tre mesi non sono un problema, anche perché da parte del tribunale ho visto tutta la volontà di affrontare a viso aperto la questione”. Filippone non si nasconde comunque che “l’istruttoria sarà difficile, le difese cercheranno di dimostrare la mancanza di evidenza dello stato di bisogno. Noi comunque siamo qua per cercare di affermare il principio del valore della vita e denunciare l’assoluta noncuranza dello stato di bisogno in cui versava un ragazzo di soli 30 anni”.
Anche in Marocco il caos di Said è molto seguito e la sua famiglia ha ricevuto diverse attestazioni di solidarietà. “Vogliamo solo giustizia – premette il fratello – e io, che non ho avuto il coraggio di raccontare come è morto né di far vedere quelle terribili immagini del video ai miei genitori, sarò presente a tutte le udienze”.
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