Cronaca
12 Maggio 2011
Il 14 febbraio 2010 morì agonizzante dopo la discoteca. Quattro imputati

Rinviato il processo per la morte di Said

di Marco Zavagli | 3 min

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Rachid era arrivato fin dalla Germania, dove vive e lavora, per vedere il processo che dovrà accertare eventuali responsabilità nella morte di suo fratello. E invece per un banale difetto di notifica l’udienza per omissione di soccorso nella morte di Sahid Belamel è stata rinviata al 4 ottobre.

Sarà il giudice Silvia Giorgi a stabilire se vi fu colpa da parte di chi forse poteva intervenire per fermare l’agonia del ragazzo. I fatti risalgono alla mattina del 14 febbraio dello scorso anno. Quella notte il ragazzo marocchino morì ad appena 30 anni dopo una serata passata nella discoteca Madame Butterfly (vai all’articolo).

Il caso del giovane fece il giro d’Italia, soprattutto per le drammatiche immagine che lo ritraevano seminudo implorare aiuto davanti ai cancelli di un’azienda. Uscito dal locale il giovane, barcollante per il troppo alcol ingerito, scivolò nel canale vicino a via Colombo, in zona pmi, bagnandosi completamente. Si tolse quindi i vestiti che amplificavano il gelo di quella notte e rimasto in mutande aveva continuato a camminare chiedendo aiuto, ma le auto di passaggio proseguirono senza fermarsi o senza chiamare i soccorsi. E lui morì per ipotermia, di freddo, per strada.

Secondo la procura Sahid poteva e doveva essere aiutato. E per questo il pm Nicola Proto ha disposto la citazione diretta in giudizio per quattro persone: Sandro Bruini, 37 anni, addetto alla sicurezza della discoteca; Paolo Nicolini, addetto al parcheggio del locale; l’amico di Sahid, Mounir Zouina, marocchino di 24 anni che passò parte della serata con lui, e il tassista Paolo Campagnoli, 55 anni, che fu chiamato quella notte e, vedendolo in pessimo stato, completamente ubriaco, avrebbe suggerito di chiamare un’ambulanza.

Condotte che, secondo la procura, sarebbero passive appunto di altrettante omissioni di soccorso nei confronti di chi, Sahid, si trovava “in stato di incapacità di provvedere a se stesso per abuso di alcol e in evidente bisogno di aiuto”.

Bisognerà ora attendere dopo l’estate. Un’attesa che comunque non impensierisce l’avvocato Gianluca Filippone, che assiste Rachid per la costituzione di parte civile. “L’aspetto positivo – sottolinea – è che il processo sia in piedi. Anche se la partenza è falsa, tre mesi non sono un problema, anche perché da parte del tribunale ho visto tutta la volontà di affrontare a viso aperto la questione”. Filippone non si nasconde comunque che “l’istruttoria sarà difficile, le difese cercheranno di dimostrare la mancanza di evidenza dello stato di bisogno. Noi comunque siamo qua per cercare di affermare il principio del valore della vita e denunciare l’assoluta noncuranza dello stato di bisogno in cui versava un ragazzo di soli 30 anni”.

Anche in Marocco il caos di Said è molto seguito e la sua famiglia ha ricevuto diverse attestazioni di solidarietà. “Vogliamo solo giustizia – premette il fratello – e io, che non ho avuto il coraggio di raccontare come è morto né di far vedere quelle terribili immagini del video ai miei genitori, sarò presente a tutte le udienze”.

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