C’è chi li chiama “i nostri dipendenti”. Magari non proprio uno stipendio, ma una bella paghetta i politici nostrani finiscono per costarci. La Uil ha messo le mani nelle tasche degli amministratori degli enti locali dell’Emilia-Romagna e il risultato è che la loro azione costa 210 euro a ogni cittadino.
Secondo le anticipazioni dei dati del sindacato, che verranno illustrati oggi a Bologna, a livello regionale, 2.709.769 contribuenti devono far fronte a 570 milioni di euro. Tanti sono i soldi necessari a far riunire e funzionare ogni anno giunte, consigli, cda, consulenze, gettoni e indennità a carico di Regione, Province e Comuni. Di questi 570, 205 derivano dai parlamentini locali: giunte e consigli. Altri 305 milioni finiscono in consulenze, indennità e gettoni di presenza nei consigli di amministrazione.
In tutto fanno, appunto, 210 euro a testa (76 euro per gli organi istituzionali, 61 per consulenze, 73 per cda).
Il Comune di Ferrara è secondo in questa classifica dei costi della politica (relativamente al bilancio di due anni fa). È preceduto solo da Bologna. Se il capoluogo felsineo ha visto nel 2008 volatilizzarsi oltre 24 milioni di euro, quello estense si è dovuto “accontentare” di poco più di 6 milioni (6.025.327). Seguono Reggio Emilia 5,9, Ravenna 5,01, Modena 4,8, Parma 3,56, Forlì 2,8, Piacenza 2,4, Cesena 2,06.
La più prudente è Rimini, con 1,444 milioni.
La città romagnola, con 3,394 milioni di euro, è invece la più esosa tra le Province (da sole 21 milioni contro i 58 dei Comuni). Dopo di lei l’onnipresente Bologna (258 milioni). Ravenna è invece fanalino di coda in regione con 889.319 euro.
Vengono poi i Comuni minori. Ce ne sono 348 Comuni. Sempre meno degli abitanti, che comunque si vedono sborsare 148 milioni di euro: 58 per il funzionamento degli organi dei dieci capoluoghi e 90 milioni per le altre 338 amministrazioni.
Dati che non fanno certo sorridere. A maggior ragione in tempi in cui i governi locali chiedono sacrifici in fase di approvazione dei rispettivi bilanci. Anche perché forse qualche rimedio esiste. E senza andare a pescare sempre tra i contribuenti: secondo la Uil regionale, infatti, con un taglio del 20% dei costi della politica – unito a un’operazione di accorpamento dei comuni minori e mettendo in rete costi e servizi – si potrebbero risparmiare 120 milioni di euro da utilizzare a favore della comunità o per ridurre tasse e tariffe.
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