Un mare di fatture dove ormai l’impressione è quella di una azienda costretta ormai alla navigazione a vista. Fatture mai pervenute, firme false, contenziosi che si moltiplicavano sono il barometro che segnava tempesta negli ultimi anni di vita della Coopcostruttori.
Questo almeno a sentire i vari testi che si sono succeduti ieri nell’aula B del tribunale di Ferrara. Tutti testimoni provenienti dagli ambienti Anas, con la quale la cooperativa di Argenta aveva contratti per appalti autostradali in tutta Italia. Dalla Salerno-Reggio Calabria a Venezia, da Firenze a L’Aquila.
“Alcune firme erano perfettamente sovrapponibili; sfido chiunque a riuscire a realizzare due firme identiche in tutta la sua vita. Era chiaro che si trattava di falsi”, ricorda un teste della pm Ombretta Volta che disconobbe la paternità di quelle firme (su fatture pervenute al gestore della rete stradale e autostradale italiana) e presentò querela.
Un secondo teste, l’avvocato Angelucci, assistette Anas in giudizio nel 2004, quando la Banca di Roma portò la Coopcostruttori in tribunale per quattro distinti processi (3 provenienti dalla Coopcostruttori e una da Cir) relativi a cessioni di credito e fatture ritenute non regolari. Il tribunale diede ragione all’attore.
La lista dei testimoni “contro” non si ferma qui. Per la prossima udienza, fissata per il 1 aprile, toccherà a quelli delle parti civili. La parola passerà poi di nuovo ai nomi dell’elenco del pm, circa una cinquantina, chiamati a testimoniare su fatture che sarebbero state emesse per lavori mai commissionati.
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