
Paola Vaccaro
Non ci sarà una nuova perizia sulle cause della tragedia di Paola Vaccaro, morta il 24 ottobre 2001 nel reparto di Maternità insieme al bimbo che portava in grembo.
Il giudice Boccia non ha accolto la richiesta dei legali dell’ospedale Sant’Anna e dell’assicurazione della struttura, gli avvocati Manuela Uberti e Ugo Ferroni.
Era il 23 ottobre 2001 quando Paola Vaccaro, 40 anni, venne ricoverata al pronto soccorso del Sant’Anna per morire due giorni dopo in sala operatoria mentre dava alla luce il figlio. Le analisi successive parlarono di embolia polmonare. Un’embolia dalla quale, se diagnosticata in tempo, forse Paola poteva essere salvata. E con lei il suo bambino.
Questo il parere espresso in 69 pagine di perizia dal prof. Paolo Benciolini, che nel marzo 2009 aveva depositato davanti al giudice civile le proprie conclusioni: “i decessi – scriveva Benciolini – sono causalmente riconducibili alla condotta censurabile dei medici del pronto soccorso e del reparto di degenza ginecologica del Sant’Anna”.
E questo dopo qualcosa come 10 perizie, 4 magistrati, 17 consulenti più quelli della controparte, un processo per manipolazione di reperti autoptici concluso con l’assoluzione, una commissione di indagine attivata dall’allora sindaco Sateriale nei confronti di un intero reparto, un’indagine penale con 8 medici dei reparti di pronto soccorso e ginecologia indagati archiviata perché non era possibile stabilire la responsabilità delle singole condotte, una causa civile in corso da 5 anni.
Ieri è proseguito proprio il processo civile instaurato dalla richiesta di risarcimento danni da parte del marito di Paola, Alessandro Costantini, assistito dall’avvocato Carlotta Gaiani.
Il giudice, dopo aver rigettato l’istanza di Sant’Anna e Unipol, ha rinviato le parti al 22 giugno.
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