Domenica 13 febbraio di contraddizioni a Ferrara. Mentre in città gran parte della società civile scende in piazza per rivendicare la dignità della donna, in provincia, a Cento, scoppia la polemica sul Carnevale che ospiterà alle sfilate dei carri le ragazze dell’Olgettina.
Alla luce di questo contrasto, a Ferrara – come in tutte le città d’Italia – si svolgerà la manifestazione nazionale “Se non ora quando”. “Una mobilitazione di donne e uomini – spiegano gli organizzatori – che non condividono l’idea della figura femminile sempre più mercificata, un modello culturale dilagante in ambito comunicativo, lavorativo e addirittura politico.ìNon si può più tacere di fronte alle ultime scandalose vicende che hanno coinvolto anche una delle massime cariche dello Stato, che col suo comportamento legittima la visione sessista ed involuta in cui le donne non si vogliono riconoscere”.
Questo appuntamento nasce dall’appello lanciato il 30 gennaio scorso da un gruppo di donne provenienti da vari ambiti della cultura italiana e che ha visto da subito una larghissima adesione. Le promotrici hanno voluto chiarire che sarà una manifestazione per le donne e non contro altre donne realizzata per esprimere la forza e la determinazione femminile, chiedendo dignità e rispetto. Non è previsto alcun segno di riconoscimento (oggetti, fiocchi, sciarpe, colori..), solo il logo della manifestazione reperibile on-line.
A Ferrara il punto di ritrovo è in piazza Savonarola, alle 15.30. Alla tante adesioni già pervenute (Pd, Federazione della Sinistra, Arcigay), si aggiungono quelle delle donne dell’Italia dei Valori di Ferrara, che sostengono “l’importanza di una mobilitazione collettiva e trasversale per migliorare la condizione delle donne, sempre più svilite da modelli culturali lesivi nei quali la maggior parte di loro non si identifica”.
“Finalmente c’è un’Italia che ha deciso di indignarsi – commenta il segretario provinciale del Pd Paolo Calvano, -. Un’indignazione che parte dalle donne, ma che tra le donne non può finire”. Anche Calvanosarà in piazza, “perché nella mia dimensione privata, non accetto che un uomo ritenga che grazie al denaro e al potere, si ottenga il possesso di una donna, utilizzandone il corpo e svilendone la dignità; sarò in piazza anche nella mia dimensione pubblica, perché è anche responsabilità della politica se nel Paese si è diffusa e radicata una cultura rovesciata nei valori”.
“Un’altra storia italiana è possibile” per Sinistra ecologia libertà, convinta che “c’è un’Italia migliore per cui le donne non sono carne da macello, corpi da scambiare o da comprare, protagoniste zittite”. In una lettera a firma Morena Gavioli, Paola Castagnotto, Antonella Rolfini, Tiziana Bonazzi, Comodo Pietro, Giuliano Lodi, Antonio Langella, Rocco Sorrentino, Elvio Perelli, Marco Ascanelli, Paola Ferraresi e Franco Cattabriga, si afferma che “la politica ha una grossa responsabilità: davanti a un Paese smarrito che vive al di sotto dei propri sogni e delle proprie possibilità, la mobilitazione del 13 febbraio è sicuramente un tassello importante per la costruzione di un’Italia migliore”.
“Se non ora quando” ripete anche Giuliano Guietti, segretario generale della Cgil di Ferrara, presente “in quanto uomo, convinto da tempo che la condizione della donna sia la misura della civiltà di un Paese; in quanto maschio, che non sopporta il maschilismo e l’omofobia, l’arroganza e il disprezzo verso tutto ciò che è diverso da sé”. “Ci sarò anche in quanto sindacalista – aggiunge -, al quale non può sfuggire il parallelismo esistente tra la mercificazione del corpo della donna e quella del lavoro umano, entrambi capisaldi della antichissima e rozza idea di dominio del potere economico che oggi si pretende di affermare come espressione di una presunta modernità. Ci sarò infine come cittadino libero, che sente il dovere, soprattutto nei confronti delle generazioni più giovani, di fare il possibile per girare pagina e per cercare di arrestare una deriva che ha già prodotto danni incalcolabili”.
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