Già imputato per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, sarà processato anche per violenza sessuale nei confronti della moglie. È quanto ha deciso il tribunale per un uomo di 36 anni dopo che la vittima, nella scorsa udienza, mentre stava rendendo testimonianza davanti ai giudici, a cui aveva raccontato di una quotidianità fatta di botte, minacce e urla anche davanti ai figli piccoli, la vittima affermò che per anni era stata costretta a rapporti sessuali non consenzienti.
La loro storia iniziò nel 2010. Dopo un anno iniziò la convivenza. Dopo qualche anno arrivarono due figli. Ma lui – aveva raccontato la donna in tribunale – la picchiava sempre. Una volta le avrebbe messo anche le mani al collo e in due occasioni l’avrebbe inoltre colpita con un pugno in faccia, costringendola a una vita da semi reclusa. Secondo la versione della parte offesa, poi, lui non avrebbe voluto neanche che andasse a lavorare. Era anche diventato il ‘tutore’ del suo telefono per controllare la sua vita privata: rispondeva lui alle chiamate dei parenti di lei e, a suo gradimento, sceglieva se passare la chiamata o i messaggi oppure no.
Poi l’ennesimo litigio pesante, la notte del 7 luglio del 2021, tanto da spingerla, il giorno seguente, ad andarsene di casa, senza però che l’incubo fosse finito. La donna, infatti, si ricorderà probabilmente per tutta la vita due date. Il 17 settembre e il 1o novembre 2021. Dopo la separazione il giudice dispose il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da lei. Ma quando arriva il momento di consegnarsi i figli diventava inevitabile il contatto. In entrambe le occasioni la situazione degenerò in lite. Liti che videro l’uomo passare dalle parole ai fatti, sferrandole un pugno sull’occhio.
La seconda volta però avvenne l’episodio peggiore. Quel giorno – il 1o novembre, come detto – la donna aspettava la sorella. Insieme dovevano andare a pranzo dalla madre. Lui arrivò per prendere con sé i figli. Iniziarono a litigare per strada. La sorella gli disse di evitare di urlare davanti a tutti. L’imputato evitò francesismi nel risponderle e avanzò minaccioso verso di lei.
La vittima si frappose tra i due e ricevette quel pugno che era destinato alla sorella. Pochi minuti dopo lui aprì lo sportello dell’auto ed estrasse un coltello (tipo serramanico, della lunghezza di 15 cm secondo il verbale di sequestro dei carabinieri). La sorella si chiuse in macchina e lui rivolse la sua rabbia verso l’ex e la inseguì nel cortile condominiale.
La scena venne vista da un vicino, che uscì di casa per cercare di fermarlo. Riuscì ad afferrargli la mano con la lama puntata verso la donna. “Era a solo mezzo metro da lei”. I due ruzzolarono per terra e venne ingaggiata una lotta per disarmarlo. “Ho cercato di tenerlo fermo e alla fine mia moglie è riuscito a prendergli l’arma. Urlava che voleva ammazzarla. Quindi l’ho lasciato, lui si è alzato e se ne è andato. Credo che solo grazie al mio intervento lei sia ancora viva” racconterà l’uomo.
Dopodiché la sorella accompagnò la vittima il giorno stesso dai carabinieri per sporgere querela.
Durante l’udienza di ieri, giovedì 11 maggio, dopo che l’uomo, lo scorso 22 aprile, avrebbe ulteriormente violato il divieto di avvicinamento, la Procura della Repubblica di Ferrara ha chiesto al collegio del tribunale l’aggravamento dei maltrattamenti e l’applicazione di una misura cautelare nei suoi confronti. Una richiesta però che è stata rigettata dai giudici, dal momento che per questo fatto è già presente un fascicolo a parte, in cui convoglierà questo episodio.
La prossima udienza è fissata per il 15 giugno.
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