L’obiettivo primario è chiaro: “Decarbonizzare”. A parlare e a esprimere la posizione di Legambiente è il suo presidente regionale Davide Ferraresi impegnato, con l’associazione di cui fa parte, a migliorare la proposta di legge regionale dal titolo: “individuazione delle aree idonee e disciplina dell’installazione degli impianti alimentati a fonti rinnovabili nel territorio regionale”.
Nel frattempo oggi, davanti alla sede della Provincia di Ferrara, si riuniscono alle 10 in presidio il coordinamento provinciale dei comitati Nobiogas/Biometano e il Forum Ferrara Partecipata. Come Legambiente portano proposte per migliorare la legge ma le prospettive sono differenti.
L’idea che espone il presidente di Legambiente è molto pragmatica: “Abbiamo cercato – spiega – di ragionare non tanto su vincoli da aggiungere. Per noi l’obiettivo è decarbonizzazionee questo passa anche da impianti su grande scala che però devono essere adeguati al territorio dove vengono costruiti”.
Non vede grosse alternative a grandi impianti fotovoltaici o, ma non riguarda strettamente il nostro territorio, eolici. L’alternativa, su cui nutre forti dubbi, sarebbero le centrali nucleari: “O quello o le rinnovabili che però necessitano di superfici importanti”.
“Pensiamo – spiega – che queste superficie possano essere trattate con impatti minimi”. Ritiene possibile “tutelare la biodiversità sotto il fotovoltaico a terra” pur prediligendo l’agrivoltaico che consente la coltivazione del campo, “un approccio che garantisce la salvaguardia del suolo.”
Meno netta la posizione sugli impianti a biogas e biometano ritenuti necessari ma solo quando funzionati con materie di scarto così da non consumare terreno agricolo. Per il funzionamento di una centrale vengono spesso utilizzate grandi quantità di terreno che “garantirebbero una produzione di energia molto maggiore se sfruttati con il fotovoltaico”.
Un elemento fondamentale, e questo riguarda ogni tipo di impianto, che Ferraresi sottolinea è una buona progettazione dell’impianto. “Dove – dice – gli impianti vengono progettati bene l’impatto non è disastroso”. Un approccio che cercano di tenere anche dove si generano istanze contro la costruzione. “Cerchiamo di capire il progetto contestato e dove sono i problemi, a volte cerchiamo di migliorarlo, altre ci opponiamo”.
Tornando nello specifico delle proposte di modifica sottolineano “l’assoluta urgenza di intervenire con un provvedimento ambizioso e fondato nel merito su questa materia”. Questo anche nell’ottica di superare lo “stato di dipendenza” che caratterizza l’Italia in un contesto internazionale dove le crisi geopolitiche mettono a rischio la capacità di approvvigionamento con il conseguente aumento dei prezzi.
Ferraresi spiega anche che uno degli aspetti su cui hanno deciso di porre l’accento è l’inattaccabilità della legge regionale: “Vogliamo una legge regionale sulle aree idonee chiara e inattaccabile, per evitare il rischio di ricorsi che mettano un freno alla transizione energetica”.
Un chiaro riferimento all’essere inattaccabile riguarda l’articolo 2, comma 1 della proposta dove vengono definite le “principali nozioni tecniche utilizzate nella legge, non definite a livello statale, necessarie ai fini esegetici e applicativi della medesima”. Alla lettera ‘e’ vengono individuate come zone di protezione dei siti Unesco sia le zone Core che le zone Buffer, queste ultime però rischierebbero di creare possibilità di ricorso. Ferraresi spiega che “la normativa nazionale impone che non si possano creare ulteriori vincoli” mentre le zone Buffer lo sarebbero. Per questo hanno proposto di eliminarle dalla legge togliendo la lettera ‘e’ ritenendo possa esserci “un altissimo rischio di illegittimità e quindi di ricorsi”.
Chiedono e sostengono infine la necessità di dotare “leggi e piani energetici di tutti gli strumenti per il monitoraggio trasparente e continuo, e al contempo predisporre piani di informazione, iniziative di coinvolgimento e strumenti per coinvolgere e supportare economicamente famiglie e imprese nel percorso di transizione energetica”.
Hanno quindi chiesto il supporto della Regione ai Comuni, “soprattutto quelli più piccoli dove non ci sono tecnici specializzati”, un potenziamento del personale “che possa garantire la valutazione tecnica dei progetti e anche il coinvolgimento della cittadinanza”.
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