Politica
5 Novembre 2026
Intervento congiunto del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara e Confartigianato Ferrara dopo la denuncia della Cisl sulle disuguaglianze che penalizzano l'area orientale della provincia

Il diritto a restare. “Il Basso Ferrarese come laboratorio per le aree interne”

di Redazione | 4 min

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Una sperimentazione di cinque anni con fiscalità agevolata per chi sceglie di vivere e lavorare nel Basso Ferrarese, rivolta soprattutto ai giovani sotto i 40 anni e alle famiglie con figli. È la proposta avanzata da Stefano Calderoni, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, e Paolo Cirelli, segretario generale di Confartigianato Ferrara, che intervengono nel dibattito sulle disuguaglianze territoriali riacceso dai dati dell’Osservatorio Cisl, secondo cui un abitante del Basso Ferrarese guadagna mediamente il 20% in meno rispetto a chi risiede negli altri comuni della provincia.

“Condividiamo la denuncia della Cisl sulle disuguaglianze che penalizzano il Basso Ferrarese”, affermano Calderoni e Cirelli, sottolineando come il divario reddituale rappresenti soltanto uno degli aspetti di una crisi più ampia. Il progressivo impoverimento demografico, economico e sociale rischia infatti di compromettere le prospettive future del territorio, rendendo necessario un intervento che non si limiti al sostegno economico, ma affronti anche il problema dello spopolamento e della progressiva riduzione dei servizi.

Da qui l’idea di trasformare il Basso Ferrarese in un laboratorio nazionale per la sperimentazione di misure fiscali straordinarie, da estendere eventualmente ad altre aree fragili del Paese. Il progetto prevede una riduzione della pressione fiscale per chi trasferisce la propria residenza nel territorio, incentivi per l’acquisto e la riqualificazione delle abitazioni, agevolazioni fiscali e contributive per le attività economiche e strumenti di accesso al credito, con particolare attenzione alle microimprese e ai servizi di prossimità.

La discussione sulla Legge di Bilancio viene individuata come l’occasione per portare la proposta all’attenzione del Governo e delle forze politiche, indipendentemente dagli schieramenti. Secondo i due firmatari, il ritorno dei giovani potrebbe favorire anche una nuova stagione imprenditoriale, valorizzando le competenze artigiane che hanno storicamente contribuito allo sviluppo economico del territorio. L’incontro tra saperi tradizionali, nuove tecnologie e competenze delle giovani generazioni potrebbe così creare opportunità lavorative e garantire la trasmissione delle conoscenze.

La leva fiscale, tuttavia, non sarebbe sufficiente senza un rafforzamento dei servizi pubblici. Calderoni e Cirelli richiamano quella che definiscono una responsabilità collettiva nella progressiva perdita dei presidi sanitari, scolastici e culturali. “Per troppo tempo abbiamo valutato i servizi pubblici soprattutto in termini di efficienza economica, trascurando l’efficacia sociale”, osservano, evidenziando come i risparmi ottenuti attraverso la riduzione dei servizi possano tradursi in costi sociali ben più elevati, tra isolamento, perdita di opportunità e ulteriore spopolamento.

“Perché una giovane famiglia dovrebbe scegliere di vivere dove, per raggiungere un servizio pediatrico di emergenza, occorre percorrere decine di chilometri?”, si chiedono i due rappresentanti, richiamando anche la necessità di garantire spazi di aggregazione, opportunità culturali e collegamenti efficienti. Il principio da cui partire e è quello del diritto a restare, che non può essere affidato esclusivamente al legame affettivo con il territorio d’origine, ma deve trovare riscontro in condizioni materiali che consentano ai giovani di costruirsi una vita autonoma.

Un altro elemento centrale della proposta riguarda il concetto di sicurezza, che Calderoni e Cirelli invitano a considerare in una prospettiva più ampia rispetto al solo ordine pubblico. La permanenza della popolazione, la presenza di attività economiche e la coesione sociale vengono indicate come condizioni fondamentali anche per la tutela del territorio. Una questione particolarmente rilevante nel Basso Ferrarese, dove la fragilità idraulica e ambientale richiede manutenzione costante, gestione delle acque e cura del paesaggio. “Un territorio abitato e presidiato è un territorio più sicuro”, sostengono.

L’obiettivo è dunque integrare le agevolazioni fiscali con investimenti nei servizi e politiche di sviluppo economico. Secondo i firmatari, favorire il ritorno dei giovani e la nascita di nuove imprese significa anche rafforzare il patto tra generazioni, perché senza una popolazione attiva e un tessuto produttivo capace di generare ricchezza diventa sempre più difficile sostenere i servizi destinati all’intera comunità, a cominciare dalle persone anziane.

Per tradurre la proposta in un progetto operativo, Calderoni e Cirelli chiedono l’apertura di un confronto tra Governo, Regione, amministrazioni locali e rappresentanze economiche e sociali, con l’obiettivo di definire risorse, tempi e risultati verificabili della sperimentazione. “Decongestionare le città e ripopolare le aree interne rappresenta un’opportunità di riequilibrio territoriale, ambientale e sociale”, concludono, indicando nella prossima Legge di Bilancio l’occasione per trasformare il diritto a restare in una concreta scelta di politica economica.

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