La capra sulla rupe
1 Novembre 2026

Il cambio del pronome

di Alessandro Chiarelli | 4 min

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Giulia, oh mia cara

Ti prego, salvami tu

Tu che sei l’unica, mio amore

Non lasciarmi da solo in questa notte gelida, per favore

Non vedi dentro i miei occhi la tristezza che mi fulmina

Non scherzare, sto in mare aperto e mi perdo e tu sei la mia ancora

Ti prego, sali in macchina

Come faccio a respirare?

Cosa faccio di me, senza te?

Giulia, oh mia cara

Non riesco a mangiare

Non dormo ormai da un secolo, non mi credi

Senti la mia voce, è con questa che ti supplico

Tu che sei il mio angelo

Non lasciarmi in mano agli avvoltoi

Fai quel che vuoi, ma dammi il tuo amore

Ho soltanto un cuore e te lo do

Non dirmi no o mi sparerò, oh-oh

Ho una vita sola, prendila

Buttala via in un fosso o dove vuoi

In ginocchio, mia divina, mi vedrai

Di amarti non mi stancherò mai

Ho soltanto un cuore e te lo do (oh-oh-oh-oh Giulia)

Non dirmi no o mi sparerò, oh-oh (oh Giulia)

Ho una vita sola, prendila (oh-oh-oh-oh Giulia)

Buttala via in un fosso o dove vuoi

Anche all’inferno io ti adorerei

Tu mettimi alla prova e vedrai

Giulia, Giulia

Oh, Giulia

Giulia, oh mia cara

Io sono un disperato, ma almeno tu sorridimi, mio amore

Che se ti penso lontano mi vengono i brividi

Non scherzare, sto su un cavallo impazzito

Di cui tu hai le redini, per favore

Tutte le mie speranze ho perso e tu sei l’ultima

Ti prego, sali in macchina

Come faccio a camminare?

Cosa faccio di me senza il tuo amore?

Ho soltanto un cuore e te lo do

Non dirmi no o mi sparerò, oh-oh

Ho un destino solo, prendilo

Vendilo a un re, a un usuraio, a chi vuoi

Chino ai tuoi piedi sempre mi vedrai

Di amarti non mi stancherò mai

Ho una testa sola e te la do

Non dirmi no o mi sparerò, oh-oh

Ho una vita sola e adesso è tua

Falla a pezzi, bruciala pure se vuoi

Ascolto distrattamente mentre guido. Una strana inquietudine accompagna una canzone che conosco a memoria.

Non può vivere senza di lei. Ha perso tutte le speranze e Giulia è l’ultima. Erano anni che non la ascoltavo. Oggi suona così diversa da allora che quando le dice “ti prego sali in macchina”, sussulto.

Una voce dentro di me dice: Giulia, non salire in quella macchina.

Se senza il tuo amore non sa cosa fare di sé stesso, non va bene.

Se minaccia di spararsi se non lo ami, non va bene.

Il testo si srotola come il ritratto di un amore malato. Non avevo mai intravisto questo possibile senso.

Invece la canzoncina innocente che canticchiavo da ragazzo si è trasfigurata nel possibile prologo di una violenza di genere.

Il contesto in cui maschi e femmine giocano al gioco dell’amore è davvero tanto cambiato.

Ma solo a canzone finita ho collegato la Giulia della canzone a Giulia Cecchettin. Solo dopo ho realizzato che Turetta diceva più o meno le stesse cose di Gianni Togni. Però Turetta ha sostituito il pronome, non mi ammazzerò, ma Ti.

È sempre accaduto che per una delusione amorosa, un uomo si uccidesse. Più raro il femminicidio.

Non so se fosse il riconoscimento che la donna ha diritto di scegliere, o un strascico romantico che eleggendo la donna a “angelo” impediva alla mano del rifiutato di levarsi contro di lei.

Certo, anche il suicidio è un atto aggressivo, ma rimane indiretto.

I dolori dei giovani Werther – in questo tempo di egolatria imperante – pretendono invece il sangue di chi osa non amarlo.

La violenza omicida si è spostata dal soggetto che subisce il rifiuto, sull’oggetto del desiderio, che chiamarlo amore anche basta.

Sembra che oggi molti maschi avvertano una specie di diritto ad essere amati da chi vogliono che li ami.

Il dramma, che richiede un cambiamento culturale profondo, è che quando agiscono violenza, questi maschi stanno solo ripristinando l’ordine naturale delle cose. Sanano una stortura. Sanzionano la condotta inaccettabile di donne che credono di poter decidere con chi stare oppure non stare.

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