Stare con la polizia
Tutti coloro - e sono tanti - che si sono affrettati a schierarsi col poliziotto che a Rogoredo ha ucciso un presunto pusher maghrebino mostrano scarsa attitudine alla deduzione logica
Tutti coloro - e sono tanti - che si sono affrettati a schierarsi col poliziotto che a Rogoredo ha ucciso un presunto pusher maghrebino mostrano scarsa attitudine alla deduzione logica
Dicendo che alla base della violenza del maschio umano sulla femmina umana ci sono caratteristiche genetiche che l’educazione emotiva non può cambiare, i due ministri Nordio e Roccella - lui alza e lei schiaccia - hanno mirabilmente fatto il punto sul pensiero...
Ogni differenza, vista con gli occhi dell’ignoranza, produce lo stesso risultato, sia negli scimpanzé che nelle società umane: violenza contro chi non è identico a noi
“Sì, ma qui da noi no”, è una frase che ogni ferrarese ha inciso a lettere di fuoco sulla sua anima. Le cose accadono ovunque, ma qui per qualche ragione, no
Un fascio, lo riconosci sempre. Le caratteristiche che lo individuano sono molteplici e sono sempre tutte presenti contemporaneamente, sebbene con gradazioni che variano da esemplare a esemplare
Si chiamano – in sociologia – saperi esperti, quelle attività umane che, per la loro natura complessa, la comunità delega a professionisti all’uopo addestrati. Nell’era della post-modernità non è più possibile avere una significativa competenza trasversale sulle cose che il mondo richiede di saper fare.
Ci si affida a chi sa.
La iper-specializzazione è uno dei segni distintivi della società che abbiamo costruito, al punto che come insegnava un mio professore, il tratto culturale dominante dell’uomo colto contemporaneo è saperne sempre di più su sempre di meno. Gli specialisti sanno tutto su quello che studiano e ignorano quasi tutto il resto.
La visione di insieme del mondo che scaturisce da apprendimenti tanto settorializzati costringe a prospettive limitate. La stupidità diffusa che ottunde la nostra civiltà non è tanto quella degli analfabeti quanto quella degli alfabetizzati da un solo libro. Del resto, come insegna Galimberti che cita Heidegger, la tecnica – col suo semplice funzionare – è diventata la protagonista dell’umano destino, ben più dell’etica, della moralità, della ricerca di uno scopo che vada oltre la dimensione dell’immanenza.
L’umanesimo è morto, e ciò che la tecnica può fare sarà fatto.
In questa temperie è il “saper fare le cose che si devono fare” la misura con cui le attività umane vengono oggettivate, soprattutto in sede di giudizio.
Per ogni attività professionale esiste una modalità di attuazione definita corretta: essa costituisce il metro di valutazione di ogni agire pratico.
Lo scarto eventuale tra prestazione dovuta e prestazione offerta chiama alla responsabilità il depositario del sapere esperto. Perché anche nell’era della tecnica il fattore umano costituisce una variabile imponderabile. Perché anche gli specialisti falliscono: piloti di aerei che sbagliano manovre, autisti di pullman che volano dai viadotti, chirurghi che lasciano garze e pinze nel ventre dei malati, architetti che costruiscono ponti che cadono. Ogni sapere esperto ha il suo modo peculiare – unico – di fallire, perché ogni professione ha i suoi rischi specifici, legati non solo alla qualità della preparazione acquisita ma anche al contesto in cui si è chiamati a tradurre la teoria in pratica.
Le variabili sono molte, e il risultato dipende anche dall’interazione che si genera tra l’operatore e l’oggetto del suo intervento. Quando poi l’oggetto dell’intervento è un altro essere umano che si oppone ecco che valutare lo scarto tra previsione teorica e attuazione pratica diventa esponenzialmente difficile.
Occorrono prudenza e discernimento nel valutare situazioni tanto complesse.
Quando qualcosa va storto in un intervento di polizia tutti invece si fanno la loro idea immediatamente.
E pazienza se lo fanno gli opinionisti da social, ma quando sono i politici a parlare prima di conoscere si crea un cortocircuito.
Sia a destra che a sinistra l’uso è parlare prima di tutti, ad intestarsi il lucro elettorale che la lettura strumentale della vicenda consente.
A questo scopo viene prodotto una sistematica distorsione della realtà, forzando ogni situazione a proprio vantaggio. Accade perché ogni attività della polizia ha una valenza fortemente simbolica che impatta in modo importante la percezione della realtà sui cittadini.
Anche per questo motivo, la società continua a rifiutare di considerare la professione di poliziotto come l’esercizio di competenza tecnica che mira ad ottenere dei risultati prefissati. Non diversamente da ogni altra professione.
Invece accade che da ogni successo e da ogni fallimento tecnico degli operatori di polizia discendono conseguenze di ordine politico prima ancora che giuridico.
La destra ritiene l’uso della forza auspicabile forzando anche le leggi esistenti, la sinistra considera l’uso della forza da parte della polizia un abuso, quando non direttamente l’espressione della violenza di classe contro gli ultimi.
Il dibattito alla fine è tutto qui, anche se ogni volta prende la forma del caso di cronaca del momento.
Allora se un cittadino in preda al delirio muore mentre i poliziotti lo contengono, ecco che prima ancora di sapere qualsiasi cosa, la politica entra nella vicenda usandola “pro domo sua”, chi gridando all’ennesimo scandalo della polizia che uccide i deboli chi difendendo l’operato degli agenti a prescindere, anche con improbabili scudi penali.
La società italiana dovrebbe iniziare a considerare ogni azione di polizia come un’attività di natura tecnica, che deve rispondere a requisiti tecnici e giuridici, non diversamente da quelli a cui rispondono il chirurgo, il giudice, l’architetto e il pilota.
L’uso della forza legale è talvolta una opzione obbligata, e gli operatori sono chiamati a essere all’altezza. Se vi sono dei dubbi su un intervento, convocare la piazza ancora prima di avere qualsiasi certezza è una manipolazione della realtà utile solo a darne una lettura che conviene alla propria bottega.
Niente di diverso da chi si schiera con il poliziotto che spara ad un pusher senza sapere nulla di cosa è accaduto.
Rimane – ancora e sempre – il senso di una comunità che non sa crescere. Rimane il senso di una politica autoreferenziale, che non ha il senso dello Stato.
In questo circo mediatico trovano spazio clown che fingono lacrime, acrobati sbilenchi e domatori di leoni ormai sdentati.
Niente di nuovo nemmeno qui.
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