Cronaca
23 Ottobre 2026
Parla uno dei coinquilini del 33enne Salamon Okocha: "Ha detto che avrebbe ucciso me e la mia famiglia se avessi parlato con la polizia o fossi venuto in tribunale"

Abbandonò ovulatore morto lungo la strada. “Mi ha minacciato di morte per non testimoniare”

di Davide Soattin | 3 min

Leggi anche

Sigilli alla pista XBikes. Dal Comune ancora nessuna presa di posizione

Per ora nessuna presa di posizione ufficiale da parte dell'amministrazione comunale dopo il sequestro preventivo del kartodromo di via Cesare Diana, che il Comune di Ferrara da un paio di anni ha affidato in concessione all'Asd XBikes 2.0 Circuit, la società dilettantistica finita al centro dell'inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Roma

Monestirolo. Victor Chukwuyekwu Obileme, 52enne di nazionalità nigeriana, avrebbe minacciato di morte uno dei testimoni per impedirgli di parlare nel processo in cui è accusato dell’omicidio volontario aggravato di Salamon Okocha, 33enne connazionale, trovato morto – il 12 marzo 2020 – lungo la SS16 Adriatica, dopo la rottura – questa l’ipotesi sostenuta oggi dagli inquirenti – di uno degli ovuli di eroina che stava trasportando all’interno del proprio corpo.

A riferirlo ieri mattina, giovedì 22 ottobre, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Ferrara, è stato proprio il testimone che sarebbe stato intimidito, un uomo di nazionalità nigeriana, che all’epoca dei fatti era coinquilino del 33enne morto.

“Io ho paura perché l’imputato è cattivo”, ha detto l’uomo rispondendo alle domande del pm. “L’ho conosciuto solamente dopo la morte di Salamon e mi ha minacciato due volte”, ha aggiunto. La prima volta, stando a quanto raccontato, sarebbe avvenuta a dicembre 2025, quando il processo era già iniziato. La seconda mentre andava a una festa, insieme alla moglie: non avendo ancora ricevuto la convocazione per l’udienza di ieri, ha spiegato, non capiva il perché di quelle minacce.

In entrambe le circostanze l’uomo gli avrebbe detto che se fosse andato dalla polizia o in tribunale sarebbe andato da lui e lo avrebbe ucciso. Lo stesso, avrebbe aggiunto, avrebbe fatto con la famiglia che ha qui in Italia e con quella che ha in Nigeria.

Nonostante tutto, ha deciso di parlare. E di ripercorrere, davanti alla Corte, le ultime ore di vita del coinquilino.

Tutto parte dalla sera del 10 marzo 2020. Poi la mattina dell’11, in via Porta Catena. Okocha non stava bene: “Non camminava bene, barcollava – ha raccontato il testimone – ma beveva abitualmente, lo aveva fatto anche la sera prima, e ho pensato fosse per l’alcol“. Poco dopo, intorno alle 6 del mattino, squilla il telefono di casa, l’unico che avevano. Risponde lui. Dall’altra parte una voce: “Sono giù”. Era un tassista. Okocha gli dice che lo ha chiamato lui, che la corsa è per lui. Sale in auto e scompare. Sarà l’ultima volta che lo vedrà vivo. Agli atti ci sono due chiamate fatte proprio in quei minuti, dal telefono del testimone, al numero dell’imputato. Secondo il racconto, a farle sarebbe stato Okocha stesso, prendendo in prestito il cellulare.

Quando apprende della morte di Salamon, il coinquilino va poi dai carabinieri insieme al fratello della vittima. Vuole capire cosa è successo. Non può controllare il telefono di casa, rimasto sotto sequestro nell’appartamento, così inizia a cercare il tassista da solo, passando per i negozi africani dove si appendono annunci e numeri di telefono, chiamando uno dopo l’altro fino a trovare quello giusto. Lo contatta e gli chiede di riportarlo nello stesso posto dove aveva accompagnato l’amico il giorno prima.

Il tassista lo porta in via Comacchio, da un certo Tito. Così, ha spiegato, veniva soprannominato Victor Obileme. Era il gestore del Red Carpet, il locale dove lui e Salamon erano stati a bere poco tempo prima. Non conoscendolo di volto, proprio quella circostanza gli avrebbe permesso di individuarlo per strada e di scattargli alcune foto, prodotte ieri in aula davanti alla Corte d’Assise e di cui il testimone ha confermato la paternità.

L’uomo è stato sentito anche sulla “seconda” vita di Obileme, quella di corriere di sostanze stupefacenti. Una circostanza già emersa nella scorsa udienza, con la deposizione dell’allora comandante della Guardia di Finanza. Il testimone ha riferito che Obileme lavorava come corriere per Sda, un impiego che gli permetteva di pagare l’affitto, ma di non essere a conoscenza di una sua attività come corriere di droga. In aula, però, il pm ha letto alcune conversazioni intercettate in cui è lo stesso testimone a chiedergli: “Lo hai consegnato?”. Frasi che, secondo l’accusa, lascerebbero intendere che fosse a conoscenza del traffico e che quel “consegnato” facesse riferimento proprio all’attività svolta da Okocha.

 

 

 

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com