Monestirolo. Un corpo sdraiato “sul ciglio” della Strada Statale 16 Adriatica, tra l’erba bassa, con la testa “verso l’asfalto” e i piedi “verso il fosso”. Così, il 12 marzo 2020, venne trovato senza vita Solomon Okocha, 33enne di nazionalità nigeriana. A fare la scoperta – all’altezza di Monestirolo – fu un automobilista diretto al lavoro, ascoltato ieri (14 maggio) – davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara – come testimone nel processo che vede imputato Victor Chukwuyekwu Obileme, 52enne connazionale della vittima, oggi accusato di omicidio volontario aggravato e trasporto di sostanze stupefacenti.
Secondo quanto ricostruito, la morte sarebbe stata provocata dalla rottura di uno degli ovuli di eroina che la vittima stava trasportando all’interno del proprio corpo, con conseguenze fatali.
La telefonata ai soccorsi
“Stavo andando al lavoro, percorrendo la strada da Argenta verso Ferrara, quando notai una sagoma sul ciglio opposto della carreggiata. L’erba era bassa e si vedeva chiaramente, non era nascosta”, ha raccontato il testimone in aula. “Ho fatto inversione di marcia – ha spiegato – e mi sono avvicinato. Ho visto che si trattava di una persona e ho provato a muoverla con un piede. Poi ho chiamato i soccorsi”. L’uomo ha spiegato di aver inizialmente pensato a un investimento stradale. “Mi colpì il fatto che nessuno se ne fosse accorto prima di me, anche se in quei giorni il traffico era ridotto per via del lockdown”.
I primi rilievi dei Carabinieri
Alle 6.55 – dopo la telefonata alla centrale operativa – intervennero i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Ferrara, mentre i sanitari del 118 erano già arrivati lungo la Statale 16. “C’era un tampone impregnato di sangue e di una sostanza giallastra, la stessa che fuoriusciva dalla bocca dell’uomo”, ha ricordato in aula il maresciallo in servizio quella mattina. I militari del 112 fecero subito i rilievi necessari per verificare l’iniziale ipotesi di un investimento stradale, ma le verifiche diedero esito negativo.
Gli accertamenti della Guardia di Finanza sulle carte Postepay
Ad affiancare i Carabinieri nelle indagini furono anche i militari della Guardia di Finanza, che nei giorni successivi concentrarono gli accertamenti su due carte Postepay intestate alla vittima: una prepagata e una collegata a un codice Iban, anche quello oggetto di controlli. Le verifiche sulle movimentazioni bancarie, come riferito in aula dall’allora comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ferrara, non fecero emergere “nulla di particolare, fatta eccezione per tre o quattro operazioni“.
Le prime riguardavano l’acquisto di tre biglietti ferroviari di Italo: uno per la tratta Ferrara-Napoli, acquistato il 18 febbraio 2020, e altri due, datati 9 e 10 marzo, per la tratta Bologna-Torino. “Accertammo che fu lui ad acquistare i biglietti, ma non riuscimmo a stabilire chi avesse effettivamente viaggiato”, ha spiegato il teste.
Le Fiamme Gialle individuarono inoltre una ricarica da 192 euro ricevuta dalla vittima da un connazionale nel febbraio 2020, tre giorni dopo l’acquisto del biglietto Ferrara-Napoli. La ricarica sulla Postepay prepagata era stata effettuata in una tabaccheria di Roma da un soggetto già arrestato più volte e con precedenti specifici per spaccio e traffico di sostanze stupefacenti.
La tecnica dei “body packers” e la ricostruzione della Procura
Secondo la ricostruzione della Procura, il 10 marzo 2020 Victor Chukwuyekwu Obileme – difeso dall’avvocato Giovanni Sorgato – e Solomon Okocha erano a Torino, quando il 52enne avrebbe incaricato il connazionale di trasportare fino a Ferrara oltre 466 grammi di eroina, suddivisi in 39 ovuli ingeriti e nascosti con la tecnica dei cosiddetti “body packers“. La droga, secondo gli inquirenti, sarebbe poi stata destinata al mercato cittadino degli stupefacenti.
Durante il viaggio, però, qualcosa sarebbe andato storto: uno degli ovuli si sarebbe danneggiato provocando la fuoriuscita di circa sei grammi di eroina. Una dispersione che, stando agli accertamenti, causò a Okocha una letale ostruzione intestinale e un’intossicazione acuta da sostanze stupefacenti.
Nonostante i forti dolori e i sintomi dell’intossicazione, intorno alle 6.30 del 12 marzo – giorno della morte – la vittima si sarebbe comunque presentata a casa di Obileme per l’evacuazione e la consegna degli ovuli. In quella circostanza, però, secondo la Procura, l’imputato non avrebbe chiamato i soccorsi, pur potendo salvarne la vita, accettando così il rischio della morte del 33enne.
Sempre secondo gli investigatori, il cadavere di Okocha sarebbe stato successivamente trasportato e abbandonato lungo la Statale 16 Adriatica, all’altezza di Monestirolo, dove venne trovato poche ore dopo.
A dare impulso alle indagini fu l’operazione “Green Road“, coordinata dalla Guardia di Finanza di Trieste, che portò all’arresto di 18 cittadini nigeriani tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna. Sei di loro finirono in manette proprio a Ferrara.
Dalle intercettazioni raccolte dagli investigatori emerse anche una conversazione tra due soggetti che parlavano di un corriere morto durante il trasporto di un carico di droga e poi abbandonato dai complici lungo una strada tra Ferrara e Bologna. I dettagli erano pochi, ma il riferimento alla rottura di uno degli ovuli ingeriti risultò compatibile proprio con la morte di Solomon Okocha.
Il processo tornerà in aula il 22 ottobre. Per quell’udienza è previsto anche il deposito dell’elaborato da parte del perito incaricato della trascrizione delle intercettazioni finite al centro dell’inchiesta.
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