Case popolari, la residenzialità storica perde terreno
La Regione rivede le regole per le case popolari dopo le sentenze della magistratura, ridimensionando uno dei capisaldi della politica abitativa della giunta ferrarese
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“Purtroppo, nella nostra Regione sta accadendo qualcosa che ritengo molto grave e che riguarda i criteri di assegnazione delle case popolari.”
Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri interviene sulla proposta di modifica dei requisiti di accesso e permanenza negli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp), approvata il 14 ottobre, dalla Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.
“Quando – ricorda – ho rivestito il ruolo di consigliere regionale, ormai dieci anni fa, sono riuscito a strappare all’Assemblea legislativa, dopo una lunga battaglia politica, una clausola importantissima: per fare richiesta di una casa popolare in Emilia-Romagna occorre avere almeno 3 anni di residenza o attività lavorativa sul territorio regionale. Ne avevo chiesti 5 in realtà, ma alla fine siamo comunque riusciti ad ottenerne 3. Una misura che ho sempre rivendicato e difeso, per evitare che chi arriva oggi nelle nostre città possa avere immediatamente accesso alle graduatorie delle case popolari”.
Per Fabbri però “oggi qualcosa sta cambiando” e si dice “molto preoccupato” per questo.
“La Giunta regionale – spiega – ha avviato l’iter per modificare tre elementi importanti della normativa sulle case popolari.” Di questi tre elementi Fabbri cita per primo l’eliminazione dell’obbligo di lavorare per i cittadini stranieri. “Attualmente – scrive -, per i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno almeno biennale, è richiesto anche lo svolgimento di un’attività lavorativa regolare. La Regione propone di eliminare questo requisito. Non sarà più necessario avere un lavoro per accedere alle graduatorie”.
“Sarà eliminato – sostiene – anche l’obbligo di partecipare a percorsi lavorativi per mantenere l’alloggio. Per la stessa categoria di cittadini stranieri viene cancellato il requisito di inserimento in percorsi di politiche attive del lavoro, certificati dai servizi competenti, per continuare a vivere nell’alloggio popolare. Insomma invece di investire sull’integrazione lavorativa, lo si fa sul solito assistenzialismo tanto caro ad una certa parte politica”.
Infine si concetta sullo “Stop ai punteggi aggiuntivi per gli anni di residenza o di attività lavorativa. Uno dei criteri che ha permesso alla giunta, dice, “di rivoluzionare le percentuali italiani/stranieri nelle case popolari, prima a Bondeno e poi nel 2019 quando sono stato eletto a Ferrara”.
Per Fabbri è proprio “Grazie a questa misura” che sono riusciti “a riconoscere un punteggio maggiore a chi vive e lavora da più anni sul nostro territorio, contribuendo alla sua crescita e al mantenimento del nostro sistema di welfare, e che magari, dopo una vita di sacrifici, si è improvvisamente trovato in difficoltà. Purtroppo temo che queste modifiche diventeranno presto realtà e ridisegneranno completamente le graduatorie che vediamo oggi, non solo a Ferrara ma nel resto della regione”.
Il sindaco sostiene che questa scelta della Regione legherebbe le mani a lui e ai suoi colleghi. La Giunta dell’Emilia-Romagna recepisce gli orientamenti della Corte costituzionale adeguando le regole alle sentenze. I Comuni potranno decidere se premiare l’anzianità di residenza, assumendosene la responsabilità.
I tre anni di sbarramento invece, quelli per cui Fabbri ha lottato nel suo periodo da consigliere regionale, non sembrano essere oggetto di questa delibera. “Ma – dice – guai a toccarli”.
Un ammonimento che arriva da “molto più che una sensazione”. “Prima come amministratore di lungo corso e poi come cittadino – scrive – ho il dovere di ricordare che eliminare questa clausola significherebbe consentire anche a chi è appena arrivato sul nostro territorio di accedere alle graduatorie, con la possibilità di superare cittadini, italiani e stranieri, che da molti anni vivono, investono e lavorano nelle nostre città.”
In conclusione chiede “alla Regione di chiarire sin da subito quale sia il suo orientamento su questo punto e di garantire che il requisito dei 3 anni non sia messo in discussione”.
“Noi – termina Fabbri – saremo pronti a batterci fino alla fine per difendere un principio per noi sacrosanto: riconoscere il valore di chi vive, lavora onestamente e contribuisce da anni alla crescita delle nostre città. Un principio che dovrebbero difendere tutti gli amministratori, al di là delle proprie appartenenze politiche, se hanno davvero a cuore gli interessi dei cittadini emiliano-romagnoli”.
Va ricordato che secondo le rilevazioni pubblicate da Estense.com, nel 2025 il 58% degli alloggi assegnati è andato a cittadini italiani e il 42% a cittadini stranieri; nel 2023 le quote erano rispettivamente del 57% e del 43%. Nel 2019, durante la precedente amministrazione, la percentuale di assegnazioni a stranieri era invece del 32%. Numeri che non dimostrano, da soli, l’efficacia o l’inefficacia di un singolo criterio, ma che non confermano l’idea di una diminuzione della quota di assegnazioni a stranieri rispetto al precedente mandato amministrativo.
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