Riva del Po. Si dice amareggiato per la richiesta di rientrare nel gruppo o di dimettersi Alberto Astolfi. E risponde nel merito agli ex compagni di “Uniti per Riva del Po” che, a distanza di 18 mesi dal suo passaggio nel “Gruppo Misto” del consiglio comunale, gli chiedono pubblicamente di chiarire la sua posizione.
“Non so se questo si faccia per conseguire notorietà e visibilità politica – afferma Astolfi -, ma poco importa. Per quel che mi riguarda rimango a quanto dichiarato nella seduta del 28 febbraio 2025 e non ho nulla da aggiungere”.
Quanto al documento inviata dalla sua ex lista al presidente del consiglio comunale e alla stampa, lo considera “irricevibile, irrilevante e inopportuno e privo di qualsiasi valore giuridico, amministrativo, politico e, mi si consenta, anche morale”.
Sul punto Astolfi ricorda l’art. n. 67 della Costituzione valevole per i parlamentari ed estendibile giuridicamente anche per i consiglieri comunali: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Nella fattispecie “il consigliere comunale non rappresenta solo il partito o il movimento che lo ha candidato o gli elettori che lo hanno votato, ma l’intera comunità. Il consigliere è libero di votare e agire secondo la propria coscienza e convinzione politica. Non può essere costretto a dimettersi, né essere punito giuridicamente se cambia partito o gruppo consiliare”.
Dal documento Astolfi dice di prendere atto di due aspetti. Il primo è che “Uniti per Riva del Po si è trasformata in un movimento politico con tanto di responsabile e consiglio direttivo, cosa che è avvenuta dopo la mia uscita dal gruppo”.
Il secondo è che “dopo diciotto mesi dalla mia uscita il mio posto di consigliere è stato messo a disposizione da altri soggetti per la surroga quando invece non è di loro competenza”.
“La nomina – ricorda – in consiglio dell’unione “Terre e fiumi” come da statuto è di competenza del consiglio comunale con votazione a scrutinio segreto non su indicazione dei gruppi bensì sulla garanzia di rappresentanza delle minoranze che successivamente scelgono a quale gruppo appartenere in consiglio dell’unione, e il sottoscritto coerentemente appartiene al gruppo Centrosinistra per l’unione”.
“Non vi è stato nessun cambio di casacca – conclude – e tantomeno di convinzione politica. Per quanto concerne il programma ritengo di rispettarlo pienamente. Credo di aver fatto la chiarezza che mi è stata richiesta”.
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