Attualità
9 Ottobre 2026
“In Vietnam ho imparato la più grande lezione che nessun college mi aveva mai insegnato: quelle erano faccende serie di vita”

Laurea Honoris Causa e la lectio di Stone: “Sono migliorato grazie al rifiuto”

di Redazione | 4 min

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di Tommaso Piacentini

Un elogio alla didattica dell’errore e una feroce condanna della guerra. È un apostrofo tra questi due concetti la lectio magistralis che è stata tenuta da Oliver Stone in occasione del conferimento al regista due volte premio oscar della Laurea Honoris Causa in Formazione, Comunicazione e Cittadinanza Digitale.

La cerimonia, tenutasi ieri nell’aula magna del dipartimento di Giurisprudenza di Unife, segue la consegna della cittadinanza onoraria di mercoledì e si è aperta con i saluti istituzionali della rettrice dell’Università, Laura Ramaciotti, e del vicesindaco Alessandro Balboni: “Il cinema è un elemento fondante dell’identità culturale e storica di Ferrara” ha dichiarato Ramaciotti, citando celebri figure del mondo cinematografico nate tra la città e la provincia di Ferrara, come Michelangelo Antonioni, Florestano Vancini, Carlo Rambaldi e Luchino Visconti.

“In omaggio a questa vocazione l’ateneo di Ferrara ha già conferito la laurea honoris causa ai concittadini Antonioni e Vancini – ha spiegato la Magnifica – e, pur rivolgendo lo sguardo oltre i confini del nostro territorio, la scelta di attribuire lo stesso riconoscimento al regista Oliver Stone si colloca all’interno della stessa tradizione”.

Una grande emozione quella riferita dal vicesindaco Balboni, che ha ricordato come “Ferrara ha fatto della cultura un suo punto identitario e di riconoscibilità attraverso i decenni, sottolineando l’importanza del conferimento della laurea ad honorem a Stone come messaggio per le giovani generazioni “che raccoglieranno una città che oggi stiamo plasmando”.

A seguito della laudatio del professore di Storia del Cinema, Alberto Boschi, in cui sono state ricordate la vita e le opere di Stone, è stata data lettura della motivazione del conferimento dal direttore del dipartimento di Studi Umanistici, Marco Bresadola: “Per la qualità e l’originalità della sua ricerca artistica, per la costante attenzione verso l’universo dei mass media e le sue trasformazioni, per il contributo offerto alla comprensione dei meccanismi della comunicazione politica e per il valore educativo delle sue opere, capaci di promuovere una coscienza critica indispensabile nell’era digitale, nei fruitori, nei prodotti audiovisivi”.

A seguito della consegna della pergamena, ha poi preso la parola il cineasta, che in prima istanza si è rivolto ai giovani studenti, ricordando loro come da giovane avesse “abbandonato l’università anche io”. Un punto di svolta quello dell’abbandono agli studi per Stone, non una sconfitta, ma una consapevolezza di “non essere pronto per istruirmi”.

“Ero frustrato, ho lasciato il primo anno di college nel 1965 e sono andato in Asia, un sogno che avevo da tempo e dove non ero mai stato. Sono andato come insegnante per due semestri in una scuola superiore di Cholon, fuori Saigon in Vietnam”.

Ma nemmeno l’insegnamento sembrava soddisfare il futuro regista, così si arruolò nella marina americana dove venne impiegato “nel ruolo più difficile, ero nella sala macchine” e dove “imparai molto sulla vita da uomini molto più grandi di me che hanno speso la maggior parte della loro vita in mare”.

Tornato in America, Stone ha cominciato a inseguire il sogno di diventare scrittore: “Volevo essere come Fitzgerald o Hamingway” ha spiegato. Ritornato sui suoi passi, ha provato a riprendere gli studi ma ancora una volta li dovette interrompere.

“Un anno dopo tornai in Vietnam, perché volevo sapere come fosse la guerra – ha spiegato Stone –. Chiesi di essere nella prima linea di fanteria e me lo consentirono. Ecco, in Vietnam ho imparato la più grande lezione che nessun college mi aveva mai insegnato: quelle erano faccende serie di vita”.

E sarà proprio dalle esperienze vissute sulla propria pelle nella guerra del Vietnam che Stone prenderà ispirazione per i suoi due celebri film Platoon e Nato il quattro luglio, anche se poco prima dovette ricevere “numerosi rifiuti”, perché “nessuno mi voleva”. Una molla che, tuttavia, gli permise di migliorare: “Sono migliorato grazie al rifiuto”.

Infine, proprio in virtù della propria esperienza diretta con gli ambienti di guerra, Stone si è lanciato contro la dialettica americana dei conflitti: “Nelle pubblicità per iscriverti per diventare militare ti offrono cose finte: scenari di guerra, elicotteri che buttano bombe, persone che combattono per il proprio paese ma non vedi mai il nemico, non capisci la storia, ti fanno solo pensare che sia una professione gloriosa”. Poi l’accusa contro il presidente Donald Trump: “Come posso descrivere questo film che vediamo oggi? Abbiamo un presidente che va alle Nazioni Unite e dice: ‘Io voglio distruggere l’Iran’. Dice ‘io’ non dice ‘noi’. Abbiamo un uomo alla Casa Bianca che non ha idea di cosa significhi una guerra nucleare”.

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