Com’è finito Oliver Stone a Ferrara? Cosa ha reso possibile che uno dei maestri della storia del cinema americano sia ospite nella città estense per una rassegna cinematografica a lui dedicata, ricevere la cittadinanza onoraria e la laurea honoris causa?
Tutto parte dalla Foresta di Sherwood. Avete letto bene. Proprio il bosco dove Robin Hood si nascondeva per compiere le sue incursioni contro l’usurpatore Giovanni Senzaterra e lo Sceriffo di Nottingham.
E cosa c’entra l’eroe che rubava ai ricchi per donare ai poveri con il regista tre volte premio Oscar?
“Avevo tre anni e mezzo. Mia mamma mi porta al cinema per la prima volta. Sullo schermo un film del quale mi rimane impressa un’immagine, un fotogramma: una figura appesa ad una fune che passa da una casa sull’albero all’altra mentre tutto va a fuoco attorno per salvare delle persone”.
Quel bambino oggi ha 38 anni. Si chiama Pietro Ricci. È nato a Baura, dove tuttora – qualche viaggio transoceanico a parte – vive. Il film che catturò la sua attenzione era “Robin Hood – Principe dei ladri”, uscito nel 1991 e interpretato da Kevin Costner.
Pietro lo scoprì qualche anno dopo. “Passano 4 o 5 anni e in questo lasso di tempo continua a venirmi in mente quell’immagine. Un giorno, avrò avuto 7 o 8 anni, guardando la tv, un canale manda in onda proprio quella pellicola. Quando arriva la sequenza che da anni mi ‘tormentava’ lo riconosco e finalmente riesco a dare un nome e un volto a quell’eroe. In quel viso riconosco il protagonista di “Balla coi lupi” che avevo visto di recente. Da quel momento inizio a guardarmi tutti i suoi film in vhs”.
Il ragazzo arriva alle superiori e si trova in difficoltà con la lingua inglese. “Mi viene in mente si guardare un film di Costner in lingua originale, con i sottotitoli in inglese. Ovviamente non è che ci capii molto, però diciamo che il dado era tratto e così iniziai a riguardarmi tutte le sue pellicole”.
Non solo: “ogni fine settimana venivo in città per andare alla biblioteca Ariostea per collegarmi a Internet a cercare informazioni sulla sua carriera. Leggevo le sue interviste e le ricopiavo sul mio blocco note per poi tornare a casa a tradurle”.
Passano gli anni, l’inglese diventa praticamente una seconda madrelingua e questa passione si traduce in qualcosa di concreto: “mi ero innamorato della lingua inglese a tal punto che decisi di frequentare il corso di Lingue letterature straniere all’università di Ferrara, cosa che mai avrei immaginato all’inizio del liceo perché la odiavo”.
Arriviamo nel 2011 e Pietro crea un blog, il Kevin Costner Italian Fan Club, dove caricava tutto il materiale raccolto negli anni: articoli, fotografie di scena, interviste.
“Dopo qualche anno decisi per mio diletto di iniziare a fare una serie di interviste a persone che avevano lavorato con lui alla creazione dei vari film. E così iniziai a contattarle tramite i social network, raccontando loro in breve quale fosse la mia storia e tutti mi hanno concesso un po’ del loro tempo. Questo mi ha portato nel 2018 a far avere una lettera a Kevin in persona”.
In quella lettera “gli racconto la mia storia, il mio percorso e quello che lui ha rappresentato per me. Da quel momento lui si è affezionato a me, tanto da citarmi nelle sue interviste”.
L’anno dopo il primo contatto quasi diretto: “alla fine del 2019 mi arriva anche un video messaggio da parte sua in cui dice non riesce a smettere di parlare di me, che quella che gli ho scritto è una delle lettere più belle che abbia mai ricevuto, che si sente toccato nel profondo”.
Di lì a breve, tra dicembre ’19 e gennaio 2020, viene contattato dal braccio destro di Costern, tale Mark. “Mark mi fa entrare nella ristretta cerchia delle persone vicine a Kevin e nel 2023 mi ritrovo nel deserto dello Utah per una settimana durante le riprese di Horizon capitolo 2, una saga western che Kevin sta producendo”:
In quei giorni sul set c’è anche Silvia Bizio, storica corrispondente da Los Angeles per La Repubblica e l’Espresso. “Ma tu chi sei? Che cosa fai qua?” gli chiede. “È una storia un po’ complessa…”. I due si risentiranno presto: “Lei doveva scrivere un pezzo su Kevin. Lui le ha detto che doveva intervistare anche me perché avevo una storia incredibile alle spalle. Ci rimasi ovviamente di sasso. Mi sentivo un film dentro il film. Alla fine della nostra chiacchierata mi disse che voleva scrivere con me il libro che aveva in mente su Costner”.
Da questo incrocio di destini nasce “Kevin su Costner. Un’icona del cinema si racconta”. Da allora gli incontri tra il giovane fan e il grande attore si moltiplicano: a Catanzaro per il Magna Grecia Film Festival, al Festival del Cinema di Venezia per la prima mondiale di Horizon 2.
Ora ogni anno va in California “dove abita il mio amico Mark e partecipiamo al concerto che Kevin tiene sulla sua tenuta a Santa Barbara, a strapiombo sull’oceano questo concerto benefico con personaggi del jet set internazionale?”.
E come si arriva a Oliver Stone? “Tornato da uno di questi viaggi in California, incontro Silvia a Ferrara, dove era venuta per presentare assieme a me il nostro libro su Kevin al Rotary Club. Le faccio presente che l’anno successivo sarebbero stati 35 anni dall’uscita di JFK. Sapevo che lei era molto amica di Oliver Stone e che mi sarebbe piaciuto farne una proiezione in città. Le chiesi se secondo lei il regista avrebbe potuto mandarci un video da proiettare prima del film”.
La risposta lo lasciò di stucco: “No, vedrai che Oliver viene di persona!”.
Ricci ne parla quindi con l‘assessore alla cultura Marco Golinelli. A inizio gennaio 2026 c’è una videochiamata tra lui, Silvia Bizio e Golinelli. La giornalista propone l’evento a Oliver Stone. Il regista rilancia: perchè non far vedere tutti e venti i suoi film?
“Da lì è nata una sfida molto più grande di quella che era originariamente che è arrivata a comprendere un libro sulla retrospettiva (il catalogo della rassegna “Oliver Stone a Ferrara. Un viaggio nel cinema”, ndr), il conferimento della cittadinanza onoraria e della laurea honoris causa”.
Ora che Pietro ha coronato il suo ennesimo sogno è il momento dei ringraziamenti: “vanno a Marco Golinelli, al sindaco Alan Fabbri, a Silvia, al professor Alberto Boschi che ha curato la prefazione del volume e a tutti gli altri che hanno partecipato, perché è stato veramente un lavoro di squadra. E, naturalmente, a Oliver Stone”.
E ora, qual è il prossimo desiderio di quel ragazzino da esaudire? “Spero che questa avventura non sia finita e mi auguro che possa continuare non solco che è stato tracciato”.