Fiocco azzurro a sorpresa a Codigoro, bambino nasce al Consultorio
Parto inaspettato, ma a lieto fine, al Consultorio Familiare di Codigoro. È accaduto nella mattinata di lunedì 21 settembre
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Una rimodulazione del servizio dei militari dell'Esercito, impiegati nell'operazione Strade Sicure, i cui orari e modalità di pattugliamento saranno riorganizzati per garantire una copertura ancora più capillare e flessibile dei quadranti più sensibili della città. È la decisione presa nell'ultimo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica
Le barche della piccola pesca sono ferme anche a Porto Garibaldi, dove gli operatori segnalano una situazione sempre più difficile. Le uscite in mare non garantiscono più un pescato sufficiente a coprire i costi e lungo la costa emiliano-romagnola, da Porto Garibaldi a Cattolica, le imprese stanno riducendo progressivamente l'attività
"Figli di un Dio minore". È con questa espressione che la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Marzia Marchi denuncia le difficoltà che continuano ad accompagnare l'attività del Centro provinciale per l'istruzione degli adulti di Ferrara
Per i danni provocati dal maltempo dello scorso 15 luglio, la Regione Emilia-Romagna presenterà al Dipartimento della Protezione Civile la richiesta di accesso alle risorse del Fondo Nazionale per le Emergenze, mentre gli enti locali potranno beneficiare del concorso finanziario regionale per sostenere gli interventi più urgenti di ripristino
San Giuseppe di Comacchio. Chiedeva soldi all’anziana madre per acquistare alcol e droga e, davanti al rifiuto di lei, la insultava e minacciava, arrivando anche ad alzarle le mani. In un’occasione, in particolare, l’aveva scaraventata a terra e presa a calci, costringendola a ricorrere alle cure del pronto soccorso.
Per questo un 46enne italiano è stato condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni.
La sentenza è stata pronunciata durante la mattinata di mercoledì 23 settembre dal giudice monocratico Valentina Camurri del tribunale di Ferrara, che ha accolto la richiesta avanzata dal pm Stefano Longhi.
L’uomo, ieri presente in aula e scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, è attualmente detenuto in carcere.
I fatti al centro del procedimento, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti tra il 2025 e il 2026 a San Giuseppe di Comacchio e s’inserirebbero in un quadro di profonda sofferenza psicologica e fisica, ricostruito durante le indagini condotte dai carabinieri.
Tutto era iniziato quando il 46enne era rientrato a casa dei genitori dopo un periodo trascorso all’estero, dove si era trasferito a causa dei rapporti conflittuali con padre e madre. Era tornato disoccupato, insieme alla fidanzata, e si era portato dietro anche i problemi di dipendenza dall’alcol e dalle sostanze stupefacenti.
Problemi che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero stati alla base delle continue e pressanti richieste di denaro rivolte alla madre. Spesso in stato di alterazione, l’uomo avrebbe trasformato la convivenza in un inferno quotidiano, fatto di ingiurie e aggressioni fisiche. In più occasioni sarebbe arrivato a impedirle persino di accedere alla cucina, chiudendo a chiave le stanze con l’obiettivo di isolarla nel soggiorno.
L’episodio più grave risale allo scorso 13 novembre, quando la donna era stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale del Delta di Lagosanto con ematomi alle gambe. Ai sanitari aveva raccontato di essere stata buttata a terra e presa a calci dal figlio. In ospedale era quindi scattato il codice rosso e, successivamente, per tutelarla, la donna era stata trasferita in una residenza protetta per anziani della provincia.
Nel gennaio 2026, però, padre e figlio erano andati a riprenderla, riportandola a casa. Nel frattempo, nei confronti dell’uomo era già scattato il divieto di avvicinamento alla madre, con l’obbligo di presentarsi alla stazione dei carabinieri di Porto Garibaldi.
Un provvedimento che il 46enne avrebbe sistematicamente violato. Nonostante il divieto, infatti, era stato trovato più volte all’interno dell’abitazione dei genitori dai carabinieri durante i controlli. In un solo mese, inoltre, si sarebbe avvicinato all’abitazione per oltre 60 volte, come avrebbero documentato le telecamere di videosorveglianza installate dal vicino. Nel frattempo, aveva anche smesso di presentarsi regolarmente in caserma per l’obbligo di firma.
Da qui la richiesta di aggravamento della misura, accolta dal giudice: dal divieto di avvicinamento si era passati alla custodia cautelare in carcere, dove l’uomo è attualmente detenuto.
“Se ci si ferma alla superficie, il ritratto è piuttosto desolante. Ma dietro c’è un dramma familiare” ha spiegato in aula il legale che difende l’imputato, Massimiliano Rizzati, secondo cui non ci sarebbero stati gli estremi per contestare il reato di maltrattamenti in famiglia.
“Non siamo di fronte a un aguzzino che ha pianificato la sopraffazione della madre, anzi, le vuole bene e tiene a lei”. Quelli contestati, ha argomentato il legale, sarebbero quindi “episodi discontinui e impulsivi, legati esclusivamente a crisi di astinenza dalle sostanze e a una ricerca disperata di denaro”.
L’avvocato ha aggiunto: “Non c’era la volontà di fare del male alla madre, ma scatti d’ira impulsivi ed estemporanei, scaturiti dai dinieghi della madre che scatenavano, nel cervello di un soggetto dipendente, reazioni prive di capacità di controllo”.
“È un soggetto malato che ha bisogno di cure e necessita di un percorso di recupero e di un eventuale reinserimento in società. Il carcere in questo caso non può svolgere alcuna funzione rieducativa, ma ne segnerebbe la definitiva rovina” ha chiuso l’avvocato.
Il legale aveva quindi chiesto l’assoluzione del proprio assistito perché il fatto non sussiste. Il giudice però non è stato dello stesso avviso e ha condannato l’uomo a 3 anni e 6 mesi.
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